Il movimento civico per una lista
di alternativa sceglierà domenica il candidato sindaco
<< Definita la rosa dei candidati
sindaci del movimento civico di
rinascita democratica. A seguito di ampia discussione franca e costruttiva tra
i circa trenta partecipanti, in due hanno dato la disponibilità a contendersi
la candidatura a primo cittadino. Scaturita dopo tre incontri in quindici
giorni, l'assemblea ha anche stabilito di formalizzare il proprio programma
politico-amministrativo nella prossima riunione di domenica 31 gennaio, quando
si scioglierà il nodo della ufficializzazione dell'unico candidato sindaco. Tra
le novità clamorose, pure quella di decidere realisticamente l'espressione di
una candidatura interna di valore, che scaturisca proprio dal gruppo, alle
elezioni regionali di fine marzo.
È questa la sintesi
valutativa dell'attuale implosiva situazione politico-amministrativa e
istituzionale locale che dovrebbe vedere
in lizza alle elezioni comunali la lista civica del gruppo costituito. La
delegazione che rappresenta le istanze del movimento ha avuto pieno mandato
esplorativo nei confronti di singoli e partiti, al fine di verificare eventuali
convergenze non soltanto programmatiche. Nel corso del confronto è stata
condivisa l'idea di lavorare per rendere al massimo competitiva la lista, che
dovrà essere davvero eterogenea e trasversale, ma evitando di dare l'impressione all'opinione
pubblica di trovarsi di fronte a una mescolanza senza identità alcuna.
A tal proposito, è
stato ben precisato che se il dialogo non è precluso verso nessuno, giammai
potrà accadere di ritrovarsi in lista
(sia pure in una eventuale coalizione) assieme agli ex sindaci screditati delle
ultime due consiliature, e altrettanto difficilmente si potrà concorrere
insieme con coloro, consiglieri e assessori comunali, che hanno fatto toccare
il massimo degrado alla vita istituzionale del Comune. Questi ultimi
rappresentanti dei partiti, infatti, non hanno saputo né voluto accettare le
regole della democrazia e della politica (che includono l'istituto della
sfiducia al sindaco come le semplici dimissioni), facendo perfino ricorso, dopo
il Tar e il Consiglio di Stato, addirittura contro il presidente della
Repubblica Giorgio Napolitano, per questioni di poltrone, in tal modo impedendo
a Tursi di votare già lo scorso anno. Non avendo voluto prendere atto della
mancanza di una maggioranza in consiglio comunale e avendo perseguito fino
all'inverosimile la via giudiziaria amministrativa, hanno screditato i partiti
di appartenenza (non a caso sempre in imbarazzante silenzio) e la
stessa vita istituzionale, creando grave danno non soltanto all'immagine di
Tursi. Paese che, invece, ha bisogno di regole certe e valori condivisi per
rilanciarsi come merita nello scenario della Regione. In democrazia, solo gli
elettori possono valutare l'operato di chi si assume direttamente le proprie
responsabilità. Nessuna apertura, dunque, verso chi si è nascosto nelle perdenti
fumisterie del diritto, a scapito della
politica>>
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