Libri – Tursitani.it – News https://www.tursitani.it Sun, 28 Jun 2020 07:08:10 +0000 it-IT hourly 1 Quarta pubblicazione del cavaliere Francesco D’Errico, 91 anni, dedicata alla Reggia di Persano, un saggio storico-civile e di sociologia rurale e militare https://www.tursitani.it/quarta-pubblicazione-del-cavaliere-francesco-derrico-91-anni-dedicata-alla-reggia-di-persano-un-saggio-storico-civile-e-di-sociologia-rurale-e-militare/ https://www.tursitani.it/quarta-pubblicazione-del-cavaliere-francesco-derrico-91-anni-dedicata-alla-reggia-di-persano-un-saggio-storico-civile-e-di-sociologia-rurale-e-militare/#respond Fri, 26 Jun 2020 20:52:12 +0000 https://www.tursitani.it/?p=4204 Il cavaliere Francesco D’Errico, 91 anni compiuti lo scorso settembre, è un intelligente, amabile e saggio Sotto Tenente dei carabinieri in pensione dal 1989. Con fermezza e fierezza, maturità e bonarietà, ma anche con coraggio e non senza sacrifici, egli ha prestato servizio ad Adrano (CT) e ha poi comandato per 21 anni, da Brigadiere […]

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Francesco D’Errico

Il cavaliere Francesco D’Errico, 91 anni compiuti lo scorso settembre, è un intelligente, amabile e saggio Sotto Tenente dei carabinieri in pensione dal 1989. Con fermezza e fierezza, maturità e bonarietà, ma anche con coraggio e non senza sacrifici, egli ha prestato servizio ad Adrano (CT) e ha poi comandato per 21 anni, da Brigadiere a Maresciallo, la Stazione carabinieri di Borgo Carillia di Altavilla Silentina, in provincia di Salerno. Attualmente è presidente onorario dell’Associazione nazionale carabinieri proprio di Altavilla Silentina, da lui fondata e presieduta per un decennio. Una esistenza trascorsa con elevata dedizione nella Benemerita, alla quale ha dedicato tutta la vita  e che gli ha restituito tutto, in termini di rispetto, considerazione, stima. Tra i tanti riconoscimenti, segnalo le onorificenze:  Cavaliere al Merito della Repubblica Italiana; Medaglia d’oro per lungo comando; Croce d’oro per i 40 e 25 anni di servizio; Medaglia d’oro Mauriziana  per i dieci lustri di servizio;  Medaglia di Bronzo per l’assistenza ed ordine pubblico nelle zone terremotate del Salernitano del 1980/81 e per aver comandato tre mesi la stazione dei CC di Colliano colpita dal sisma.

Dunque, una carriera assai dignitosa di un generoso servitore dello Stato, di umili origini ma di straordinarie vedute e di inesauribili curiosità, oltre che esperto come pochi della complessità dell’animo umano. E tutto questo non basta comunque a definire le davvero tante qualità e il valore di una persona perbene, di un galantuomo in divisa e senza, poiché ha saputo da solo elevarsi al rango di personaggio di indubbio spessore, essendo dotato di grande sensibilità come umanista e autore di versi. Nel corso del tempo ha pubblicato Il breve racconto della mia lunga vita, Esperienze di Vita, Avventure d’amore, pur essendo sostanzialmente autodidatta, come confermano subito taluni dettagli delle sue diverse opere; ma proprio tali particolari, talvolta ingenui, anziché limitarne il confine intellettuale, ne potenziano  il senso dei progressivi risvolti culturali, proiettandolo in una dimensione riservata a pochissimi nella storia di Tursi, suo glorioso paese natale, in provincia di Matera, nella parte bassa della Basilicata.

L’ultima fatica storico-letteraria, dal titolo Reggia di Persano, perla della Piana del Sele, è arrivata appena prima di questa pandemia e rappresenta fin nei minimi dettagli un autentico atto d’amore verso un luogo precisato, dentro un territorio che ha segnato per sempre la sua crescita professionale e ancor più l’interiorità, essendo una seconda patria, come usa dire in tali casi autentici. Un centinaio di pagine e una settantina di fotografie, la gran parte in bianco e nero, dopo la consultazione di diverse pubblicazioni,  sintetizzano una ricerca viva e appassionata sul campo, tra cronistoria militare e scandaglio di ricordi diretti, con diverse testimonianze e tanti aneddoti raccolti tra gli anziani e i giovani, oltre a una moltitudine di nomi, non soltanto come destinatari dei ringraziamenti. Non a caso, credo, il libro si avvale di tre dense prefazioni, diremmo complementari. La prima del colonnello Diego Giarrizzo, Comandante del 4° Reggimento Carri, che lo definisce “uno dei grandi testimoni proprio del Comprensorio degli ultimi 50 anni”;  quella dello storico locale persanese Antonino Gallotta, per il quale “meticoloso e dedito è il lungo percorso del lavoro svolto a Persano, con riferimenti specifici alla funzione militare… (mentre) traspare tra le righe il compiacimento per aver avuto un ruolo importante e per tanti anni”; non ultima la terza, della docente di Lettere e storica dell’arte Nadia Parlante, che evidenzia come l’autore “se pur lontano dalla sua Tursi, ha subito capito che un’altra terra gli offriva riparo, ristoro e quel senso di appartenenza anelato, sempre nel rispetto dell’umanità, delle istituzioni e dell’Arma… Ha dunque contribuito a far luce sulle vicende storiche e militari di Persano in età contemporanea, colmando in tale modo, un tassello fondamentale che ancora mancava nella comprensione di un luogo tanto affascinante e amato”.

“A mio modesto avviso, Persano rappresenta davvero la perla della piana del Sele ed il fiore all’occhiello del meridione d’Italia. Pagine di storia, di mondanità, di attività venatoria, di svago e di lotte civili e politiche per la difesa dei diritti umani si sono sempre incentrati su tale luogo, oggi importante sede militare del Ministero della Difesa”, dice  D’Errico, sempre ammaliato, forse oggi più di ieri, e da profondo conoscitore della zona. Compreso tra i territori dei comuni di Eboli, Campagna e Altavilla Silentina, il secolare feudo di Persano, nella vasta foresta ricchissima di selvaggina, citata già da Virgilio nelle Georgiche,  si colloca(va) nel ducato di Serre e si estende tra i due fiumi Sele e Calore Lucano. Realizzata dall’ingegnere militare Giovanni Domenico Piana, con il successivo apporto del grande architetto e pittore Luigi Vanvitelli (autore della celeberrima Reggia di Caserta), la Real Casina di Caccia di Persano, è un enorme edificio di due piani costruito nel 1752, sui resti di un antico villaggio medievale, su ordine di Carlo di Borbone, che ne acquisì la proprietà nel 1758. Il sovrano di Napoli con la sua corte ci trascorreva il periodo invernale, anche per dedicarsi alla caccia al cinghiale.

Ma la dimora storica di magnifico valore architettonico, non lontano dal sito archeologico di Paestum, ospitò diverse personalità europee del Settecento/Ottocento, regnanti, politici, artisti, tra i quali Goethe, lo zar delle Russie, Metternich e il pittore Jacob-Philipp Hackert. Da ricordare, inoltre, la famosissima battaglia di Persano, che vide i legionari del generale Crasso Marco Licinio sbaragliare i ribelli di Spartacus, poi sterminati da Gino Pompeo Magno, che si attribuì il merito della vittoria. Il feudo passò nel XV secolo ai Sanseverino, Principi di Salerno. Proprio nella tenuta, già dal 1742,  il re pianificò il miglioramento della locale razza equina, fino a ottenere la prestigiosa “Real Razza di Persano”, cavalli da sella con particolari attitudine alla caccia, ottenuta con incroci e selezioni di varie razzie italiane ed estere. La reggia è stata poi occupata dai francesi e in seguito passata ai Savoia, ma anche luogo di scontro durante la Seconda Guerra Mondiale e successivamente di  rivendicazioni delle terre da parte dei comitati agricoli, mentre vi è rimasta la solida presenza e la duratura tradizione della dislocazione delle forze armate italiane, con la prosecuzione del successo zootecnico (nel 1951, il Centro Raccolta Quadrupedi di Persano).

Insomma, quello dell’autore è un appassionato saggio storico-civile e anche di sociologia rurale e militare, con il racconto finanche di dettagliate vicissitudini dal secondo dopoguerra in poi, inclusi gli usi e costumi dei persanesi, con le testimonianze di Maria Grazia Desiderio, insegnante Elementare, di Alessandra Gallotta, docente di Educazione fisica,  della prof. Anna Morcaldi, di Raffaele Sguazzo, detto Lello, maresciallo dell’Esercito in pensione. Un testo che merita una approfondita lettura, per condividere un viaggio nella memoria riattualizzata, con l’emozionante e lunghissima sequenza finale in appendice di nomi, incarichi e gerarchie. L’indubbio fascino e le ricche suggestioni  che arrivano al lettore, ritengo che scaturiscano con naturalezza dal dono raro che Francesco D’Errico ha saputo cristallizzare in se stesso, ovvero la nobiltà d’animo, lo stupore dello sguardo e il senso etico del lascito alla posterità.

Salvatore Verde

Francesco D’Errico, Reggia di Persano, perla della Piana del Sele, Edizioni “Il Saggio”, Eboli (SA), 2020, pp. 142, Euro 15.   

Georg_Abraham_Hackert_-Ansicht_von_Persano_auf_dem_Weg_nach_Paestum (ca.1800)

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“Come l’aria. Cose che ci mancano e ci riprenderemo presto”, dal 15 aprile l’ebook corale con le storie dalla quarantena https://www.tursitani.it/come-laria-cose-che-ci-mancano-e-ci-riprenderemo-presto-dal-15-aprile-lebook-corale-con-le-storie-dalla-quarantena/ https://www.tursitani.it/come-laria-cose-che-ci-mancano-e-ci-riprenderemo-presto-dal-15-aprile-lebook-corale-con-le-storie-dalla-quarantena/#respond Tue, 14 Apr 2020 12:02:02 +0000 https://www.tursitani.it/?p=3886 Come l’aria. Cose che ci mancano e ci riprenderemo presto è un progetto editoriale corale nato da un’idea di Cristiano Carriero sul gruppo privato Facebook de LA Content Academy e diventato un ebook edito da Les Flâneurs Edizioni. Il progetto mescola le voci di persone comuni, scrittori ed esperti di comunicazione da tutta Italia con un […]

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Copertina di Francesco Poroli

Come l’aria. Cose che ci mancano e ci riprenderemo presto è un progetto editoriale corale nato da un’idea di Cristiano Carriero sul gruppo privato Facebook de LA Content Academy e diventato un ebook edito da Les Flâneurs Edizioni. Il progetto mescola le voci di persone comuni, scrittori ed esperti di comunicazione da tutta Italia con un solo obiettivo: vincere ogni solitudine e accorciare le distanze raccogliendo sguardi diversi sulla condizione di quarantena che stiamo vivendo. La libertà di organizzare il quotidiano, il lavoro, la famiglia, la gente per strada, la vita vissuta con pienezza: questi alcuni dei temi che l’ebook, in uscita mercoledì 15 aprile e già in preordine sulla piattaforma Amazon, racconterà ai lettori.

Tra i contributi presenti nell’ebook il lettore troverà i testi di Lorenzo Marone, Silvia Gianatti, Francesco Scarrone, Giulia Ciarapica, Gianluca Morozzi, Michela Marzano, Vera Gheno, Serena Uccello, Annarita Briganti, Francesco D’Amore, Alessio Romano, Erica Donzella, Valentina Sagnibene, Maria Silvia Avanzato, Annamaria Anelli, Eliselle, Matteo Bianconi, Dante Marmone, Alessandra Minervini, Dino Amenduni, Piero Babudro, Boris Sollazzo, Luigi Pane, Cristiano Carriero, Alessandro Piemontese, Marco Napoletano, Francesco Poroli, Ella Marciello, Giovanni Sasso e Luciano Zaami, che con grande generosità e sensibilità d’animo hanno subito partecipato inviando una loro riflessione sul tema proposto. Il progetto editoriale è stato coordinato dal gruppo Accento Acuto, formato da Alida Melacarne, Eleonora Usai, Cristina Soldano, Lorena Carella, Giancarla Trizio e Liliana Brucato, studentesse del corso di Narrazione de LA Content Academy, che hanno curato la selezione dei contributi e il lavoro redazionale dell’ebook in collaborazione con Matteo Bianconi

«L’adesione immediata di scrittori e personalità dell’ambito della comunicazione a questo progetto è stata straordinaria e sorprendente, come lo è stata quella di tanta gente comune che ha voluto inviarci il proprio contributo e condividere un po’ del proprio sentire con noi e con tutti i lettori – dichiara il gruppo Accento Acuto – e per questo vogliamo ringraziare Cristiano Carriero, fondatore de LA Content Academy, che ci ha subito sostenute e ha reso possibile la riuscita del progetto editoriale. Vogliamo ringraziare Francesco Poroli che con grande disponibilità e amore ha creato l’illustrazione della copertina, e Alessio Rega, che ha messo a disposizione la casa editrice Les Flâneurs Edizioni permettendoci di concretizzare il progetto in un ebook. E ancora ringraziamo Paolo Iabichino che con grande entusiasmo ha coinvolto alcuni studenti della Scuola Holden e ha scritto per noi la postfazione, e già da adesso ringraziamo tutti coloro i quali acquisteranno il libro.

Il ricavato delle vendite di questo ebook andrà a sostegno del Dipartimento della Protezione Civile, che ringraziamo per averci permesso di dare un piccolo contributo allo straordinario lavoro che sta svolgendo in tutta Italia per fronteggiare l’emergenza sanitaria da Covid- 19.» Il progetto Come l’aria. Cose che ci mancano e ci riprenderemo presto ha una pagina Facebook e Instagram, da cui è possibile seguire tutti gli aggiornamenti, le notizie e scoprire le curiosità sull’ebook. 

Per tutte le informazioni è possibile contattare la redazione Accento Acuto all’indirizzo infoaccentoacuto@gmail.com.

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A Tursi “La nobile e il popolano”, romanzo storico di Leonardo Rocco Tauro, presentazione sabato 8 febbraio, ore 18,30, Casa-Museo Pierro https://www.tursitani.it/a-tursi-la-nobile-e-il-popolano-romanzo-storico-di-leonardo-rocco-tauro-presentazione-sabato-8-febbraio-ore-1830-casa-museo-pierro/ https://www.tursitani.it/a-tursi-la-nobile-e-il-popolano-romanzo-storico-di-leonardo-rocco-tauro-presentazione-sabato-8-febbraio-ore-1830-casa-museo-pierro/#respond Fri, 07 Feb 2020 14:48:00 +0000 http://www.tursitani.it/?p=3314 TURSI – Il romanzo storico “La nobile e il popolano” (Valentina Porfidio Editore, Moliterno, PZ, 2019, p. 207, 12 euro), che segna il debutto nella narrativa di Leonardo Rocco Tauro, sarà presentato alle 18,30 di sabato (8 febbraio), nella Casa-Museo “A. Pierro” di Tursi. Oltre all’autore, interverranno Emilio Carucci, docente delle Scuole secondarie di II […]

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TURSI – Il romanzo storico “La nobile e il popolano” (Valentina Porfidio Editore, Moliterno, PZ, 2019, p. 207, 12 euro), che segna il debutto nella narrativa di Leonardo Rocco Tauro, sarà presentato alle 18,30 di sabato (8 febbraio), nella Casa-Museo “A. Pierro” di Tursi. Oltre all’autore, interverranno Emilio Carucci, docente delle Scuole secondarie di II Grado, e Salvatore Verde, giornalista e storico locale, dopo i saluti di Franco Ottomano, presidente del Centro studi Albino Pierro”, e del sindaco Salvatore Cosma.

Da poco pubblicato, il testo si avvale della prefazione del giornalista Fabio Amendolara e del disegno di copertina di Ilaria Caprara, con una foto dell’autore di Giovanni Rosano. Il romanzo si colloca a buon diritto nella tradizione del racconto popolare, tra storia, antropologia  e sentimenti, ma è anche la summa culturale ed esistenziale di Tauro, negli anni della piena maturità (66 anni), dopo una vita caratterizzata dal forte, duraturo, coerente e intenso impegno politico e sociale, non soltanto nel suo paese natale (Montalbano Jonico, MT) e nella provincia. Sensibilità attestata anche dalla sua precedente pubblicazione “La Riforma Agraria nel Materano” (L’Autore Libri, Firenze, 1993), che è pure un interessante e apprezzato lavoro di rilettura delle vicende del nostro territorio degli anni del secondo dopoguerra. Laureato in Scienze Politiche e con una lunga esperienza lavorativa negli istituti di credito, Rocco Tauro, che ha anche origini tursitane, sviluppa la narrazione romanzata nella seconda metà del XVIII sec. e proprio nei luoghi dove egli vive tuttora.

Le vicende si collocano a cavallo delle due attuali province, con tanto di nomi e cognomi, di citazione di paesi e località, partendo da Montalbano Jonico fino a trovare l’epilogo nella Capitale del regno, a Napoli. Scrittura lineare come l’intreccio narrativo, dunque priva di intellettualismi e di sperimentalismi formali, godibile e chiara la lettura, con un tributo riconosciuto allo storico locale Prospero Rondinelli, proprio per questo ha il grande merito primario di focalizzare l’attenzione del lettore sulla vita quotidiana all’epoca dei fatti, ovvero della storia d’amore “impossibile” tra la nobile Elena e il giovane popolano Maurizio nel “Secolo delle Rivoluzioni”, che ha stimolato notevolmente, più di altri tempi riconosce l’autore, gli uomini più prestigiosi della sua comunità locale. E nel tentativo di essere fedele allo spirito dell’epoca, si intravedono rimandi neppure velati alla contemporaneità, alla necessità di ancorarsi ai valori e ai diritti universali, al ruolo di emancipazione sociale della cultura, all’inutilità della violenza gratuita, alla ineluttabile punizione dei traditori e dei colpevoli, alla lotta alle diseguaglianze, alla bontà d’animo nelle relazioni e verso chi riconosce gli errori. Ma su tutto spicca la riflessione sulla condizione umana e sull’aspirazione alla felicità, sul bisogno di amore, che talvolta ci chiama e dolorose rinunce. Insomma, in filigrana e in certo modo, si impone il condivisibile universo poetico-politico-letterario e la tenera visione del mondo di Leonardo Rocco Tauro.

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LA NOBILE E IL POPOLANO romanzo di Leonardo Rocco TAURO, a Tursi, sabato 8 febbraio, ore 18,30, Casa-Museo “A.Pierro” https://www.tursitani.it/la-nobile-e-il-popolano-romanzo-di-leonardo-rocco-tauro-a-tursi-sabato-8-febbraio-ore-1830-casa-museo-a-pierro/ https://www.tursitani.it/la-nobile-e-il-popolano-romanzo-di-leonardo-rocco-tauro-a-tursi-sabato-8-febbraio-ore-1830-casa-museo-a-pierro/#respond Thu, 06 Feb 2020 15:14:33 +0000 http://www.tursitani.it/?p=3308 Un libro che rimanda alla grande tradizione del racconto popolare, tra storia, antropologia e sentimenti.

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Un libro che rimanda alla grande tradizione del racconto popolare, tra storia, antropologia e sentimenti.

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“L’utilizzo delle nuove tecnologie nella didattica musicale” di Agnese Schettini, una stimolante pubblicazione di notevole interesse scolastico e culturale https://www.tursitani.it/lutilizzo-delle-nuove-tecnologie-nella-didattica-musicale-di-agnese-schettini-una-stimolante-pubblicazione-di-notevole-interesse-scolastico-e-culturale/ https://www.tursitani.it/lutilizzo-delle-nuove-tecnologie-nella-didattica-musicale-di-agnese-schettini-una-stimolante-pubblicazione-di-notevole-interesse-scolastico-e-culturale/#respond Thu, 30 Jan 2020 14:11:14 +0000 http://www.tursitani.it/?p=3299 L’utilizzo delle nuove tecnologie nella didattica musicale della prof. Agnese Schettini (Zaccara Editore, Lagonegro, PZ, 2014, pp. 153, s.i.p.), dirigente scolastico dell’Istituto “L. Milani” di Policoro (MT), è una pubblicazione di qualche anno fa ma di indubbio interesse scolastico e culturale, quindi non soltanto per i docenti di educazione musicale, ma anche per gli esperti […]

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L’utilizzo delle nuove tecnologie nella didattica musicale della prof. Agnese Schettini (Zaccara Editore, Lagonegro, PZ, 2014, pp. 153, s.i.p.), dirigente scolastico dell’Istituto “L. Milani” di Policoro (MT), è una pubblicazione di qualche anno fa ma di indubbio interesse scolastico e culturale, quindi non soltanto per i docenti di educazione musicale, ma anche per gli esperti ed appassionati del settore. Il testo è un tentativo riuscito di puntuale storicizzazione della problematica, scontando appena il superato riferimento a taluni supporti e software inevitabilmente datati. Esso mantiene sostanzialmente intatta l’attualità evolutiva dell’impianto analitico e dell’approccio metodologico, pur essendo il naturale sviluppo editoriale della tesi di fine corso dell’autrice. Che ha conseguito il titolo a Vibo Valentia,  nell’anno accademico 2007/08, al Politecnico Internazionale “Scientia Et Arsia”, Musica, Scienza e Tecnologia del Suono, relatore il prof. Piero Paolo Cusato (Siderno, RC, 29/06/1960 – 30/09/2010), tastierista internazionale, docente di Jazz, direttore d’orchestra e compositore prolifico anche di pubblicazioni scientifiche, prematuramente scomparso. Ma il valoroso accademico era pure e soprattutto un convinto sostenitore e sperimentatore  del Midi, acronimo di Musical Instrument Digital Interface (protocollo standard per l’interazione degli strumenti musicali elettronici, anche tramite un computer). A lui, “per la lungimiranza, il supporto e il sostegno”, deve molto la ricerca e la stesura del notevole testo della Schettini, che si presenta articolato, appassionato e stimolante per molteplici ragioni: ha un ricco apparato bibliografico (più di 120 i testi citati, una decina sono in lingua inglese), con diverse fonti da riviste e una variegata e abbondante sitografia, oltre ai precisi riferimenti normativi (leggi, decreti ministeriali, circolari).

Ma è proprio il corpo centrale della tesi che incuriosisce e affascina, stimola e convince, già dalla premessa, nella quale, con chiarezza e assoluta padronanza, esplicita che “l’obiettivo di questo lavoro è quello di analizzare, in generale, il diverso utilizzo delle nuove tecnologie nella didattica dell’educazione musicale e, in particolare, di verificare come, in circa 30 anni, il computer si sia gradualmente inserito nelle attività didattiche musicali tanto da poter diventare oggi il nuovo strumento del ‘fare musica’ e, di conseguenza, come l’aula musicale assuma sempre di più le caratteristiche fisiche, metodologiche e  formative tipiche del laboratorio di informatica”. Ragionamento sviluppato nel capitolo introduttivo delle “tecnologie per la didattica” e poi in quello del loro “utilizzo nei documenti programmatici ministeriali”, “nella prassi didattica dei docenti” e “nei libri di testo”, oltre che “nei Progetti Speciali per le attività musicali”. Infine, la Schettini si concentra, anche facendo ricorso a esempi concreti e sperimentati, come tali attività siano state dispiegate nel laboratorio (di informatica e) musicale multimediale, per lo sviluppo della percezione uditiva, utilizzando (ad esempio) il software Band-in-a-Box con le proposte di Pitch Invasion e Music Replay e sui parametri del suono, tramite i programmi, nel caso quello di  Steinberg WaveLab, i quali consentono esperienze di manipolazione del suono e come tutto questo prefiguri una nuova didattica laboratoriale e il ruolo e la nuova identità del docente di educazione musicale.

Grandi cambiamenti che le nuove tecnologie stanno determinando nella società e, quindi, anche nel mondo musicale, coinvolgendo pienamente la scuola e i docenti. In buona sostanza, da estensione degli organi fisici dell’uomo e dopo oltre un secolo di utilizzo dell’elettricità, i nuovi mezzi tecnici offerti dalla tecnologia contemporanea vanno intesi come estensione del nostro stesso sistema nervoso. “I computer e le reti telematiche aboliscono le distanze di tempo e spazio e, come mai nel passato, coinvolgono l’uomo nella totalità del processo sociale: oggi ogni esperienza umana è messa istantaneamente in rapporto con le altre”. In tal modo stanno ristrutturando gli stessi processi di apprendimento, perciò, le metodologie didattiche dell’insegnamento devono adeguarsi a questi cambiamenti. Prima ci si basava molto sulla comunicazione verbale e scritta e, conseguentemente, su schematizzazioni lineari che procedevano dal particolare al generale. Nell’insegnare (storia della) musica, ci ricorda la Schettini, che è diplomata in Pianoforte ed è stata a lungo una docente di valorosa esperienza,  si procedeva con la cosiddetta “lezione frontale”, utilizzando le immagine del testo e qualche ascolto musicale riprodotto sul pianoforte (primi anni Settanta) o  da qualche giradischi (dischi in vinile) o registratore (anni ’80) e poi con le audiocassette e le videocassette; ma tutto è cambiato con i Cd-Rom e Dvd, gli ipertesti e Internet, con una immersione plurisensoriale e con l’abbinamento immagine-suono, consentendo una personalizzazione delle interazioni degli alunni, rispetto alle proposte e ai percorsi e ai propri stili di apprendimento.

Novità maggiori, comunque, si prospettano per le attività di produzione e creazione musicale, aprendo nuovi e stravolgenti scenari. L’autrice ha verificato come pian piano sia a livello teorico (atti di indirizzo ministeriali ) che a livello pratico (nella prassi didattica quotidiana) le nuove tecnologie stanno sempre più affiancando le attività di insegnamento. Superata “una prima fase di indifferenza” (nei programmi per la scuola Media del 1979 il riferimento è totalmente assente), e poi di una comprensibile cautela (nei programmi per la scuola Elementare del 1985, si riconosce l’importanza del computer nella società ma si invita ad evitare infatuazioni verso lo strumento), dal Duemila in poi il Ministero della Pubblica Istruzione ha investito grandi somme di denaro sia per fornire tutte le scuole di singoli computer, di laboratori informatici e di collegamento telematici sia per offrire a tutti i docenti la formazione necessaria all’uso delle nuove tecnologie. Dal 2004, in particolare, l’informatica è diventata uno dei tre pilastri (con l’inglese e l’impresa) su cui rafforzare la scuola italiana (viene pure ufficialmente previsto l’utilizzo di software per manipolare ed elaborare materiali sonori).Tuttavia, nella realtà scolastica, non esisteva una documentazione certa riferita alla prassi didattica dei docenti, anche se talune ricerche testimoniano che il pc è tra i mezzi e sussidi più utilizzati durante le attività, come confermato indirettamente dalle proposte, che costituiscono il riferimento per il lavoro d’aula, contenute nei libri di testo, in adozione nelle varie scuole. Insomma, dai contenuti teorici e ascolti passivi si è passati alla più coinvolgente pratica corale e strumentale, per approdare alle basi preregistrate e all’utilizzo dei software musicali.

Sempre con chiarezza esemplare, acutezza dello sguardo e competenza assoluta, infine, scrive la Schettini: “Ogni laboratorio di informatica può essere trasformato in laboratorio musicale, dove applicare nuove metodologie di insegnamento, aprendo nuovi scenari e una ridefinizione dei saperi e delle modalità formative. L’universo digitale e telematico permette l’acquisizione dei saperi tramite le modalità dell’immersione (emozione, intuizione) e tramite la modalità dell’astrazione (senso logico). In questo modo l’apprendimento è sollecitato sotto gli aspetti sia visivi che uditivi, sia formali che informali. Nel laboratorio, quindi, si abbandona la logica della ri-produzione del sapere per dare spazio alla ri-costruzione, alla re-invenzione delle conoscenze”. Nel campo specifico, scolastico e non, si prospettano novità relative all’autoproduzione musicale e all’elaborazione di un nuovo concetto di suono, consentendo a una vasta utenza di poter creare musica con mezzi relativamente poco costosi, anzi, potendola produrre e distribuire anche destrutturando brani precedenti e ricomponendoli a piacimento, pur sapendo che questo origina problemi dal punto di vista dei diritti d’autore. “Ma sono proprio i non musicisti a trovare nell’autoproduzione la loro più completa realizzazione, creando un nuovo universo sonoro, determinato proprio dall’innovazione tecnologica, che ha reso lo spazio creativo  infinito, interminabile e assolutamente privo di confini e limiti. Nessuno può dire come sarà la musica domani”. Una visione lodevolmente positiva, fiduciosa e realistica tendente all’ottimismo, come deve essere la concezione del mondo e dell’azione quotidiana di una generosa, intelligente e talvolta “eroica” educatrice e guida per insegnanti e allievi.

Salvatore Verde

Nota biografica di Agnese Schettini

Agnese Schettini, 53 anni da poco compiuti, è Dirigente scolastica dall’a.s. 2012-13, in precedenza, e per oltre venti anni, ha insegnato in tutti gli ordini di scuola, dall’Infanzia alla Primaria e alla Secondaria di I e II Grado. Nata nel 1966, in una famiglia di insegnanti (madre, zii e amici di famiglia erano quasi tutti maestri di scuola Elementare e il padre Direttore Didattico), la Schettini ha iniziato lo studio del pianoforte all’età di 5 anni e, da studente, ha seguito le varie attività di formazione (rivolte anche ai docenti) sulle novità introdotte dai “Nuovi Programmi” (1985) per la scuola Primaria e, in particolare, quelle relative alla “Educazione al Suono e alla Musica”. Al termine del Liceo Scientifico e dopo aver acquisito anche i Diplomi di Maturità Magistrale, di Pianoforte e di Didattica della Musica, ha svolto l’attività di docente; le prime esperienze sono in progetti musicali realizzati nella scuola Primaria, poi è insegnante di ruolo nella scuola dell’Infanzia (che coincide con il primo anno di attuazione dei Nuovi Orientamenti del 1990), quindi passa nelle scuola Secondaria di I e II grado.

Ma è l’amore per lo studio e per la formazione continua che ne caratterizzano e arricchiscono il profilo umano, professionale e dirigenziale, partecipando in particolare a vari corsi proposti dalla Siem (Società italiana dell’educazione musicale), dall’Aimc (Associazione italiana maestri cattolici) e all’Università degli studi di Salerno e di Bergamo. Altrettanto significativi gli incontri con valorosi accademici, quali Johannella Tafuri, Mario Baroni, Giuseppe Acone e Giuseppe Bertagna. Dall’a.s. 1997-98, ha iniziato a interessarsi dell’introduzione delle nuove tecnologie nella didattica; la sua fondamentale frequenza ai corsi di II livello Accademico, organizzati dal Politecnico Internazionale “Scientia et Ars” di Vibo Valentia, con personalità di rilievo come Antonella Barbarossa, Orazio Antonio Barra, P.P. Cusato, Gianfranco Confessore e altri, le hanno consentito di conoscere e sperimentare l’utilizzo delle tecnologie digitali nel mondo della musica. Si pensi, esemplarmente, all’intero iter “rumore-suono-nota-composizione-prodotto musicale” e all’abbinamento dell’acustica “analogica” degli strumenti musicali tradizionali con le tecnologie digitali più avanzate di creazione e gestione del suono. La carriera di Dirigente  scolastica si è tutta sviluppata nell’Istituto Comprensivo n. 1 “L. Milani” di Policoro, scuola all’avanguardia, che abbina alla rinomata qualità pedagogica l’uso degli strumenti digitali nella didattica quotidiana. (s.v.)

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“Il computer è donna”, ultimo libro della prof. Carla Petrocelli, sarà presentato venerdì 15 novembre, alle ore 11, all’Itset “Manlio Capitolo” di Tursi https://www.tursitani.it/il-computer-e-donna-ultimo-libro-della-prof-carla-petrocelli-sara-presentato-venerdi-15-novembre-alle-ore-11-allitset-manlio-capitolo-di-tursi/ https://www.tursitani.it/il-computer-e-donna-ultimo-libro-della-prof-carla-petrocelli-sara-presentato-venerdi-15-novembre-alle-ore-11-allitset-manlio-capitolo-di-tursi/#respond Wed, 13 Nov 2019 14:43:42 +0000 http://www.tursitani.it/?p=3100 Il computer è donna, ultimo libro della prof. Carla Petrocelli, sarà presentato venerdì 15 novembre, alle ore 11, all’Itset “Manlio Capitolo” di Tursi. L’appuntamento è inserito nel Piano dell’offerta formativa dell’Istituto, nella serie Incontri d’autore. Introdotta dal  Dirigente scolastico Leonardo Giordano, l’autrice, che è docente di Storia della rivoluzione digitale nell’Università degli Studi di Bari, […]

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Il computer è donna, ultimo libro della prof. Carla Petrocelli, sarà presentato venerdì 15 novembre, alle ore 11, all’Itset “Manlio Capitolo” di Tursi. L’appuntamento è inserito nel Piano dell’offerta formativa dell’Istituto, nella serie Incontri d’autore. Introdotta dal  Dirigente scolastico Leonardo Giordano, l’autrice, che è docente di Storia della rivoluzione digitale nell’Università degli Studi di Bari, illustrerà agli studenti delle classi terze, quarte e quinte l’apporto che la donna ha dato alla contemporanea rivoluzione digitale. Studiosa del pensiero scientifico moderno e del rapporto tra l’uomo e la tecnologia, con profonde implicazioni antropologiche, la Petrocelli racconta nel volume la storia dell’informatica al femminile, tradizionalmente considerata appannaggio degli uomini. Ma ad una analisi attenta, si scopre quasi inaspettatamente che hanno concorso al suo sviluppo numerose figure femminili, da Ada Byron (figlia di George) a Grace Hopper sino a Hedy Lamarr.

La studiosa Carla Petrocelli (Ph. FB)

La scrittrice ci propone un affascinante excursus nella storia della tecnologia informatica secondo una chiave di lettura non convenzionale, tanto più meritoria poiché ancora nel XXI secolo si fa fatica ad accettare l’idea che la donna, naturalmente madre e moglie, possa trovare il suo completamento al di fuori delle mura domestiche. Se è vero il luogo comune che dietro ad un grande uomo vi sia una grande donna, nei secoli questa ha dato ampia prova di essere capace di autonomia e protagonismo culturale. È sorprendente che siano le donne  a riconoscere meriti ad altre donne quando è ben raro che questo tributo  venga da parte di studiosi maschi. Secoli di storia non hanno risolto incomprensioni ed attriti tra i due sessi. Sia ben chiaro che non si tratta di dichiarare la superiorità dell’uno sull’altro ma di ritenere fondamentale per il progresso umano la collaborazione di entrambi: non la competizione ma la cooperazione sono i modelli etici da infondere nelle nuove generazioni, al di là di ogni femminismo o machismo che sia.

Leonardo Giordano, Dirigente scolastico

“Oggigiorno la figura femminile vive un profondo riscatto – commenta il Dirigente Giordano -. Sempre più numerose sono le donne che conseguono risultati eccellenti nella letteratura, nell’arte, nelle scienze, che ricoprono ruoli di primo piano negli ambiti più disparati del sapere grazie alla perseveranza, alla dedizione con cui svolgono il proprio lavoro. Nel mondo della scuola sovente sono le studentesse a conseguire risultati più lusinghieri”.

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Michele Guzzardi con il suo libro “Oltre l’errore, la luce” all’IIS “Pitagora” di Policoro https://www.tursitani.it/michele-guzzardi-con-il-suo-libro-oltre-lerrore-la-luce-alliis-pitagora-di-policoro/ https://www.tursitani.it/michele-guzzardi-con-il-suo-libro-oltre-lerrore-la-luce-alliis-pitagora-di-policoro/#respond Sun, 10 Nov 2019 16:20:01 +0000 http://www.tursitani.it/?p=3094 Sarà Michele Guzzardi, autore del libro Oltre l’errore, la luce, il primo ospite dei “Lunedì di Pitagora” dell’IIS “Pitagora” di Policoro. L’appuntamento è per lunedì 11 novembre, alle ore 10, nell’aula magna dell’Istituto. “Il Progetto curriculare nasce come risposta educativa all’emergenza di mettere sempre più in dialogo le agenzie educative presenti sul territorio”, afferma il […]

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Sarà Michele Guzzardi, autore del libro Oltre l’errore, la luce, il primo ospite dei “Lunedì di Pitagora” dell’IIS “Pitagora” di Policoro. L’appuntamento è per lunedì 11 novembre, alle ore 10, nell’aula magna dell’Istituto. “Il Progetto curriculare nasce come risposta educativa all’emergenza di mettere sempre più in dialogo le agenzie educative presenti sul territorio”, afferma il Dirigente Scolastico, professoressa Maria Carmela Stigliano, che spiega:La Scuola non può educare da sola. È  possibile ancora incidere, lasciare un segno nella vita delle giovani generazioni, ma insieme alle famiglie e al territorio”.

Michele Guzzardi

Si comincia, dunque, con la storia di Michele Guzzardi, che con il libro Oltre l’errore, la luce, pubblicato da RnS di Roma nel 2017, racconta la sua storia. La storia di un uomo che ha passato più di 30 anni in carcere e mentre vive l’esperienza della cattività si ravvede e intraprende un cammino di conversione umana, spirituale e sociale. L’incontro è arricchito dalle testimonianze della moglie dell’autore e dal giovane figlio, che saranno presenti insieme all’avvocato Donato Sciannameo. L’incontro è rivolto alle classi prime e seconde dell’Istituto e ha “l’obiettivo di educare alla legalità e all’accoglienza e alla competenza esistenziale del rispetto della propria interiorità, come processo educativo alla vera alterità” afferma la prof. Carmela Romano, ideatrice e coordinatrice del Progetto.

Con “I lunedì di Pitagora” la scuola apre le sue porte a personalità del mondo dell’arte e della cultura, o a persone che con la loro esperienza e il loro vissuto possono in qualche modo dare nuovi stimoli agli studenti e arricchire il bagaglio culturale delle giovani generazioni. Gli incontri si terranno con cadenza mensile e molti prevedono il coinvolgimento diretto degli studenti dell’istituto. Gli incontri si svolgeranno nelle ore curriculari, mentre altri incontri saranno aperti anche alla città e si svolgeranno nelle ore pomeridiane o serali.

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“Una favolosa estate di morte”, il libro di Piera Carlomagno a Tursi, mercoledì 25 settembre, ore 19,30, nella Casa-Museo Pierro https://www.tursitani.it/una-favolosa-estate-di-morte-il-libro-di-piera-carlomagno-a-tursi-mercoledi-25-settembre-ore-1930-nella-casa-museo-pierro/ https://www.tursitani.it/una-favolosa-estate-di-morte-il-libro-di-piera-carlomagno-a-tursi-mercoledi-25-settembre-ore-1930-nella-casa-museo-pierro/#respond Tue, 24 Sep 2019 18:33:30 +0000 http://www.tursitani.it/?p=2957 Un romanzo Noir mediterraneo, meglio, un Nero materano, dunque fortemente legato al territorio. “Accadono fatti terribili nella terra di mezzo tra Matera e Potenza, frontiera selvaggia che si ripiega su se stessa come le ripide gole che la solcano. E così una notte di giugno, nei calanchi vicino Pisticci, un uomo e una donna vengono […]

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Un romanzo Noir mediterraneo, meglio, un Nero materano, dunque fortemente legato al territorio.

“Accadono fatti terribili nella terra di mezzo tra Matera e Potenza, frontiera selvaggia che si ripiega su se stessa come le ripide gole che la solcano. E così una notte di giugno, nei calanchi vicino Pisticci, un uomo e una donna vengono assassinati brutalmente. Lui è Sante Bruno, architetto con entrature che contano. Lei, Floriana Montemurro, una ragazza bellissima, figlia di un potente notabile. II duplice omicidio scuote la monotonia di una provincia in cui il pettegolezzo vola di bocca in, bocca e le lingue sono affilate come rasoi. Indagare sul caso tocca a Loris Ferrara magistrato in crisi che vuol rifarsi una vita, e all’anatomopatologa Viola Guarino. Abilissima nel leggere la scena del crimine, convinta sostenitrice dei metodi scientifici d’indagine, la Guarino ha un sesto senso prodigioso. “Strega” la chiamavano da bambina. “Strega” pensano oggi di lei i suoi concittadini. E del resto, è la nipote di Menghina, celebre lamentatrice funebre della Lucania, una che ha trasformato la morte in professione e di stranezze se ne intende. Turbata dai sentimenti che prova per l’ombroso Ferrara, Viola si getta a capofitto nell’inchiesta. Mentre incombono i preparativi per Matera 2019 Capitale della Cultura e il futuro si porta appresso milionarie speculazioni sugli antichi Sassi, dovrà confrontarsi con i misteri di un Sud in cui tutto sta cambiando anche se nulla cambia mai davvero”.

Piera Carlomagno, giornalista professionista, scrive su Il Mattino e cura la Comunicazione per alcuni Enti. Il suo penultimo romanzo giallo, “Intrigo a Ischia”, pubblicato da Centauria Libri nell’aprile 2017, ha vinto il Premio Speciale Giuria Costa D’Amalfi Libri e la Menzione Speciale Giuria Premio Giallo Garda III edizione 2017. “Le notti della macumba” (CentoAutori 2012), è stato finalista al Premio Tedeschi 2011, mentre “L’anello debole” (CentoAutori 2014) ha vinto il Premio Garfagnana in Giallo sezione ebook IV edizione (2014), il Premio Speciale Giuria Proviero Città di Trenta VII edizione (2014), il Premio Assoluto Casa Sanremo Writers V edizione (2015), il Premio Lomellina in Giallo V edizione (2015), la Menzione Speciale Giuria Premio Giallo Garda II edizione (2016). Il romanzo, scritto a otto mani, “Corte Nera”, pubblicato da Runa Editrice nel 2014, ha vinto il Primo Premio “Raccontami la Storia 2015”. Il romanzo breve “L’invito” (marzo 2016), passion-noir in ebook, è stato finalista al Premio Garfagnana in giallo sezione ebook VI edizione (2016). Nel 2013 ha vinto il Terzo Premio Carlo Levi della Fondazione Giorgio Amendola di Torino con il racconto “L’elettore”. Per l’attività di giornalista e autrice di romanzi ha ricevuto ancora i Premi Libri Meridionali (2014), Principessa Sichelgaita (2015) e la medaglia d’oro alla carriera dell’Associazione Giornalisti Salernitani (2017). Ha ideato e curato le antologie noir “I delitti della città vuota” e “I delitti della gelosia” (giugno 2016 e gennaio 2017). Altri racconti sono presenti in antologie. Ha scritto per il teatro il monologo: “Il giorno prima della sentenza”, messo in scena al teatro del Giullare di Salerno nel febbraio del 2017. E’ presidente dell’associazione “Porto delle nebbie” che organizza “SalerNoir Festival, le notti di Barliario” e collabora con il Salerno Letteratura. Ha pubblicato guide turistiche. E’ laureata in Lingua e letteratura cinese e ha tradotto un’opera teatrale del Premio Nobel Gao Xingjian.

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“Peraspina Perapoma” seconda silloge poetica di Antonio Petrocelli, attore di talento e scrittore https://www.tursitani.it/peraspina-perapoma-seconda-silloge-poetica-di-antonio-petrocelli-attore-di-talento-e-scrittore/ https://www.tursitani.it/peraspina-perapoma-seconda-silloge-poetica-di-antonio-petrocelli-attore-di-talento-e-scrittore/#respond Tue, 17 Sep 2019 23:44:52 +0000 http://www.tursitani.it/?p=2936 L’albero è un imbuto/ che versa il sole/ nella terra. TURSI – “Di qua/ il confine…//… gli occhi a levante”,  versi che delimitano in apertura (Peraspina Perapoma) e chiusura (Esempio) del libro una trasparenza dell’incerto limite di appartenenza e una dolente prospettiva ultima, nella maturità di un percorso esistenziale e poetico, sempre autentico, delicato e […]

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L’albero è un imbuto/ che versa il sole/ nella terra.

Antonio Petrocelli

TURSI – “Di qua/ il confine…//… gli occhi a levante”,  versi che delimitano in apertura (Peraspina Perapoma) e chiusura (Esempio) del libro una trasparenza dell’incerto limite di appartenenza e una dolente prospettiva ultima, nella maturità di un percorso esistenziale e poetico, sempre autentico, delicato e forte al contempo, finanche tormentato e tenero nel suo totale disvelamento, ma senza arrendevolezze alla nostalgia, ai rimpianti e neppure ai sentimentalismi appena regressivi. Nell’universo poetico delineato dall’autore, si materializza un percorso ascensionale dentro l’immediatezza delle proprie viscere e nella più profonda vetta intellettuale del suo rapporto con il padre. In tal modo, facendo riemergere ricordi, visioni, parole, gesti, oggetti, addirittura pensieri e argomenti, che sono appartenuti  e cresciuti dentro di sé con la costante forza interiore di doversene separare, a  volte per sempre, ignorando, poi accettando e infine sublimando la sofferenza che ne deriva. Lo sguardo empatico e retrospettivo irrompe nella sostanza di una vita vissuta altrove già dall’adolescenza, ma senza la definitività anche naturale, se mai possibile, dell’oblio della memoria. Pur nella consapevolezza della propria collocazione nel mondo, prima o poi tutti si confrontano con l’eterno ritorno degli affetti più intimi, magari con un lungo atto d’amore esplicito e intenso. E allora la figura paterna, carica di simbolismi e di significati anche psicoanalitici, nella sovente irriducibile complessità del rapporto padre-figlio, a volte per eccesso d’ingombranza altre volte per difetto di inconsistenza, si pone essa stessa all’origine della sua (in)superabilità e, tuttavia, si ridimensiona privandosi di ogni ambiguità e si idealizza, ma non per questo si altera il processo ideale e storico del proprio vissuto e della verità oggettiva. 

Peraspina Perapoma (2019) è la seconda silloge poetica di Antonio Petrocelli e si avvale della incisiva, secca e colta prefazione di Andrea Di Consoli, che ascrive alla tradizione della poesia contadina la poetica petrocelliana, accentuando i riferimenti letterari ad Esiodo e ai poeti corregionali, “realista come Scotellaro, limpido come Sinisgalli, ctonio e oltretombale come Pierro”, mentre rivela e indica, a giusta ragione, che tutto il libro “è un dialogo elegiaco con il padre”. I riferimenti al mondo dei morti, alla memoria e al tempo perduto erano temi già presenti in Petrocelli, nello straordinario Garofani (2016), il suo debutto che è una densa e ispirata pubblicazione, anch’essa prefata da Di Consoli. Ma un robusto nucleo tematico e affettivo esalta il legame anche con i due romanzi precedenti, Volantini. Adesso tocca a me partire (2001) e Il caratterista Basilisco  del cinema Scaturchio (2010), nei quali l’autore è sempre e comunque chiamato a riflettere sulla propria essenza di uomo (di spettacolo). Prosa e poesia rivelano entrambe la forma del talento autentico di Petrocelli, che festeggia (il 18 settembre) i sessantasei anni, e accentuano il valore delle sue opere editoriali sedimentate, quattro in un ventennio, attraverso l’autenticità di un percorso che mai ha smesso di ricercare, con una inquietudine totalizzante e disincantata, senza mai cedere all’effimera gratificazione e all’arrendevole romanticheria, e neppure alla retorica della lucanità, tutte reazioni e manifestazioni emotive ritenute da lui realmente e virtualmente consolatorie, che mai perciò gli si addicono.

Petrocelli non finisce mai di stupire per intelligenza debordante, temperamento vigoroso, consapevolezza autentica, visionarietà necessaria, realismo disarmante, inquietudine non dissimulata, nella vita come nella professione, collocandosi così appieno sia tra i versatili caratteristi del cinema italiano con una carriera rispettabilissima, avendo lavorato con i maggiori cineasti italiani, sia tra i rari intellettuali lucani del nostro tempo, in grado di restituirci il senso vero del come eravamo e siamo, meglio, di cosa siamo diventati. E i due tratti distintivi, l’uomo di spettacolo e l’intellettuale, si (di)mostrano con coerenza e trasparenza nel segno profondo delle sue liriche, tutte “cinematografiche”, quasi ognuna potendola assimilare al soggetto/sceneggiatura di un corto. In fondo, neppure quando il caso predomina, la vita stessa mai è estranea o smette di influire sul nostro incedere e sulla creatività che ne scaturisce, quale che sia la forma della produzione. In tal senso, si badi alla struttura visiva delle molte poesie che potremmo dire “corti scritti in versi”: In fondo al campo, Il suono di una sirena, Sputando in faccia al sole (che contiene un doppio flashback, uno splendido esempio di ricordo di un ricordo), Mio padre torna, Il fiore di un’agave, Tu sei il balcone chiuso, Come farai Ninetta, Jus de pommes (Succo di mele), Figli di fatto. Alla fine, se ne ricava l’impressione di un insieme di film brevi, per la realizzazione di un mosaico, di un lungometraggio, che è molto di più delle singole parti che lo compongono. Una sceneggiatura in versi, quindi, nel montaggio finale del libro pubblicato, dalla quale emerge forte e tenero l’autore-poeta-regista della propria scrittura/memoria.

Il testo è compatto, ispirato, coerente, padroneggiato dalla prima all’ultima pagina, dall’inizio all’ultima scena, attraverso epifanie della storia (del cinema), dal (neo)realismo, alla diaristica, dai fenomeni sociali al viaggio introspettivo. Parallelamente procede la narrazione, dal ricordo alla rievocazione degli insegnamenti, dalla fatica del lavoro all’epopea dell’emigrazione, con i dialoghi/didascalie e i pensieri mai traditi, fino all’esperienza diretta della morte. Nella (in)consapevole rivelazione culturale e cinematografica dei versi, si potrebbe addirittura tentare di rintracciare quasi in ogni singola composizione una libera quanto suggestiva illusione/allusione a tanto buon  cinema italiano guardato con rispetto, stima e amore. Ad esempio: Michelangelo Antonioni (Ti venivo incontro), Giuseppe De Santis (Qualcuno cammina), Vittorio De Sica (Egidio di Senise), Federico Fellini (Si parla anche troppo), Ermanno Olmi (La masseria), Pier Paolo Pasolini (Cammino sulla mia frustrazione), Franco Piavoli (Nella strada), Francesco Rosi (Partire di notte), Roberto Rossellini (Il suono di una sirena), Ettore Scola e Paolo e Vittorio Taviani (Chi vuole trovarti). E si potrebbe continuare oltre, nella ricerca di echi e riverberi di una personalissima e trasparente armonia audio-visiva.

Dunque, tutto nasce e si nutre del ritorno alle origini, in nome del padre. Né può essere casuale che in Peraspina Perapoma le parole più citate siano “terra”, ben tredici volte, e subito dopo “ulivo/olive”, seguite da “silenzio/solitudine”, “arancio/arance” e “bara/crepare/morte”. La geografia della parabola esistenziale paterna arriva fino alla Svizzera, partendo da Taranto, allora con il treno Crotone-Milano, mentre mai si può dimenticare la Valdagri, Senise, il Cavone e Andriace (la frazione di Montalbano Jonico, Matera), lasciandosi cullare da soli tre nomi: la sorella Ninetta, l’amico Egidio e san Rocco. Pensieri, parole, sogni e visioni in tutte le liriche si offrono ininterrottamente al lettore con struggimento e amore, parola non a  caso mai citata.

Un discorso ininterrotto con il padre, ripreso a distanza di decenni, per chiarire il senso vertiginoso di un quasi non rapporto, perchè troppo presto divaricatosi. Divisa di fatto e idealmente in quattro parti, la raccolta di 59 poesie, rimanda alla elaborazione circolare dell’essenza del legame: il padre che parla al figlio, il figlio che lo rievoca e lo indica in vita, il figlio che si rivolge al padre. Più che il neorealismo italiano, qui anche esaltato nella sua minuziosa trasfigurazione meridionale, si eleva un umanissimo sentire universale, intimista e psicoanalitico, proprio quando tutti siamo chiamati a fare un bilancio esistenziale di quello che resta dopo che quasi tutto è passato. E talvolta sopravvive qualcosa che va oltre la personale parabola, ovvero, l’unica cosa che conti: la traccia da noi lasciata, le opere (di bene), il valore della vita appreso e trasmesso e, raramente, la poesia, quella vera, di un poeta.

Salvatore Verde

Antonio Petrocelli, Peraspina Perapoma, Treditre Editori, 2019, edizione limitata numerata, 500 copie, Euro 15,00

Biografia

Nato il 18 settembre 1953 a Montalbano Jonico (Matera), Antonio Petrocelli si è trasferito quattordicenne a Firenze dove ha studiato, prima  al Liceo Classico Galileo e poi alla Facoltà di Lettere dell’Università, laureandosi con una tesi su Lotte per la terra e riforma agraria in un comune del Metapontino 1943/1953. Attore professionista, dal 1976, ha debuttato con il Teatro della Convenzione del capoluogo toscano. Attivo e noto in teatro e cabaret (anche come autore), è soprattutto un volto familiare del cinema italiano e uno straordinario caratterista di assoluto valore, impegnato, scrupoloso, serio, talentuoso, diretto. Dal 1979, ha recitato in oltre cinquanta film, alcuni di enorme successo, sempre con tasselli interpretativi brillanti e con  apparizioni talvolta fulminanti, essendo dotato di simpatia immediata e contagiosa. E se all’inizio è stato utilizzato per lo più in commedie, ma non solo, ha avuto modo di distinguersi anche in ruoli drammatici notevoli, sia pure in una costanza di parti brevissime, tranne lodevoli eccezioni.

La sua dignitosissima carriera si è sviluppata in una variegata collaborazione attoriale, soprattutto con grandi autori  e importanti registi contemporanei. Li elenchiamo: Marco Bellocchio (Gli occhi, la bocca, 1982); Francesco Nuti, inun rapporto proficuo e duraturo (Caruso Pascosky, 1988; Willy Signori, 1989; Donne con le gonne, 1991; Il signor Quindicipalle, 1998; Caruso, zero in condotta, 2001); Giuseppe Bertolucci (Effetti personali, 1983; Segreti segreti, 1984; Strana la vita, 1987), Carlo Mazzacurati (Notte italiana, 1987; Il prete bello, 1989; Un’altra vita, 1992; Vesna va veloce, 1996); Nanni Moretti (Palombella rossa, 1989; Caro diario, 1993; La stanza del figlio, 2001; Il caimano, 2006), Daniele Luchetti (Domani accadrà, 1987; Il portaborse, 1991; La scuola, 1995), Enzo Monteleone(Ormai è fatta!, 1999; El Alamein – La linea del fuoco, 2002), Maurizio Ponzi (Io Chiara e lo Scuro, 1982; Il tenente dei carabinieri, 1986); il premio Oscar Gabriele Salvatores (Sud, 1993), Antonio Albanese (Un uomo d’acqua dolce, 1996), Francesco Calogero (Ribelli per caso, 2001), Mimmo Calopresti (La seconda volta, 1995), Liliana Cavani (Dove siete? Io sono qui, 1993), Guido Chiesa (Il partigiano Jonny, 2000), Marco Tullio Giordana(Pasolini, un delitto italiano, 1995), Pasquale Pozzessere (Testimone a rischio, 1997), Franco Rossi (Michele alla guerra,1994), Vincenzo Terracciano (Metronotte, 2000), Giovanni Veronesi (Il barbiere di Rio, 1996), Nina Di Majo (Matrimoni e altri disastri, 2010). Ma ha lavorato anche con Pierfrancesco Campanella, Elie Chouraqui, Marco Daffra, Giovanni Fago, Francesco Massaro, Edoardo Palma, Angelo Pasquini, Denis Rabaglia, Antonio Tibaldi e Ruggero Miti, con il quale tutto iniziò nel mondo della celluloide(Maschio, femmina, fiore, frutto, 1979).

Di pari passo è cresciuto il suo impegno in televisione, in particolare nelle reti Rai e Mediaset, citiamo Il prete di Caltagirone (1980), la mini serie Don Luigi Sturzo (1981), il programma tv Prossimamente non stop (1987), la miniserie Felipe ha gli occhi azzurri (1991), Valeria medico legale (2000), Una donna per amico 3 (2001), Don Matteo (2001), Imperium – Augusto (2003), la sitcom Il mammo (2004), Distretto di polizia (2005), La provinciale (2005), Mafalda di Savoia (2006) Quo Vadis, Baby (2008) e I Cesaroni (2006-2008).  Ma il lavoro più recente è ancora su Sky, nella serie TV The New Pope del premio Oscar Paolo Sorrentino, di prossima programmazione.

Curiosamente non si è palesata ancora una meritoria e soddisfacente relazione professionale con la terra di Basilicata, se non negli ultimi anni e attraverso un paio di commedie garbate (Un paese quasi perfetto, 2016, regia di Massimo Gaudioso, e Bentornato Presidente, 2019, dei giovani registi di Matera Giancarlo Fontana e Giuseppe Stasi) e il Premio alla Carriera a Sant’Angelo le Fratte (Potenza), assegnatogli dalla Rassegna cinematografica di cortometraggi lucani Corti in Cantina settima edizione 2018, direttore artistico Giuseppe Marco Albano, giovane bravo regista di Bernalda (MT). All’inverso, è sicuramente lodevole l’evidente apporto di Petrocelli, con alcune sue improvvisazioni sui set, amabilmente incluse nelle loro opere dai registi, quando ha voluto e potuto inserire nei film di Giuseppe Bertolucci (Effetti personali, 1983)  e di Enzo Monteleone (Ormai è fatta!, 1999) la memoria, rispettivamente, in forma grottesca e drammatica delle proprie radici.

Petrocelli è anche autore e regista del cortometraggio Il corpo del Che, presentato alla Mostra Cinematografica di Venezia, sezione Finestra sulle immagini (1996), e vincitore del Premio Solinas, sezione Racconto cinematografico (1997), con il soggetto All’alba il pane bianco, scritto con Franco Girardet. Inoltre, per l’Editrice Archivia, ha curato la traduzione dal dialetto tursitano della raccolta di poesie Il bacio di Mezzogiorno (2008) di Albino Pierro. Garofani (2016, finalista Premio Andronico) e Peraspina Perapoma (2019) segnano il suo intenso esordio e la struggente conferma come poeta, entrambe le pubblicazioni sono prefate con il riconosciuto acume da Andrea Di Consoli. Ma un robusto fiume d’ispirazione li collega anche ai due romanzi precedenti, Volantini. Adesso tocca a me partire (2001, Premio Libernauta 2004) e Il caratterista Basilisco  del cinema Scaturchio (2010), di chiara impronta e riuscita evocazione autobiografica. Vive con la famiglia a San Casciano Val di Pesa, nel Chianti. Il Mgff, in agosto a Catanzaro, ovvero il Magna Graecia Film Festival, XVI edizione 2019, direttore artistico Gianvito Casadonte, gli ha tributato il Libro d’oro alla carriera.

Salvatore Verde

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Il libro “Versus Solem Orientem. Anglona” di Francesco Silvio Di Gregorio sarà presentato sabato 07 settembre, alle ore 20.30, nel Santuario Basilica Minore “Maria SS. Regina di Anglona” di Tursi https://www.tursitani.it/il-libro-versus-solem-orientem-anglona-di-francesco-silvio-di-gregorio-sara-presentato-sabato-07-settembre-alle-ore-20-30-nel-santuario-basilica-minore-maria-ss-regina/ https://www.tursitani.it/il-libro-versus-solem-orientem-anglona-di-francesco-silvio-di-gregorio-sara-presentato-sabato-07-settembre-alle-ore-20-30-nel-santuario-basilica-minore-maria-ss-regina/#respond Sun, 01 Sep 2019 12:10:18 +0000 http://www.tursitani.it/?p=2890 Il libro “Versus Solem Orientem. Anglona” di Francesco Silvio Di Gregorio sarà presentato sabato 07 settembre, alle ore 20.30,  nel Santuario Basilica Minore “Maria SS. Regina di Anglona” di Tursi. Alla serata interverranno i sacerdoti don Giovanni Messuti, rettore del Santuario di Anglona, e don Antonio Appella, presidente della commissione diocesana Cultura e Arte Sacra, […]

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Il libro “Versus Solem Orientem. Anglona” di Francesco Silvio Di Gregorio sarà presentato sabato 07 settembre, alle ore 20.30,  nel Santuario Basilica Minore “Maria SS. Regina di Anglona” di Tursi. Alla serata interverranno i sacerdoti don Giovanni Messuti, rettore del Santuario di Anglona, e don Antonio Appella, presidente della commissione diocesana Cultura e Arte Sacra, e la prof. Rosa Sarubbi, presidente dell’associazione “Spiritualità Arte e Cultura” APS con sede in Tursi, promotrice dell’evento, oltre all’autore del libro.

Conclusioni del vescovo della diocesi Tursi-Lagonegro mons. Vincenzo Carmine Orofino, che ha scritto nella prefazione: “Il testo è documentato e attento ai particolari, agile e nello stesso tempo completo, descrittivo e insieme denso di messaggi spirituali. L’opera espone in modo semplice e profondo il mistero che si cela nelle chiese romanico-normanne: il repertorio storico-architettonico-artistico e i significati religiosi e spirituali che ancora si nascondono e si respirano fra le mura e negli affreschi realizzati al suo interno. Il lettore viene messo in contatto con il grande patrimonio storico, ecclesiale e culturale di uno dei monumenti più significativi dell’intera Basilicata. Si evidenzia, ad esempio, come a quel tempo le aperture avessero anche una funzione pedagogica e spirituale al fine di mostrare il Verbo alle persone semplici, che non conoscevano le Sacre Scritture e, soprattutto, come esse nascondessero una mistica della ‘luce’ che irradia nelle navate la calda luminosità divina, accresciuta e completata dagli affreschi”.

I coniugi Francesco Silvio Di Gregorio e Rosa Sarubbi, nel 2002, avevano pubblicato “Anglona. Spiritualità arte cultura”, agile volumetto di ottima fattura,  prima guida interamente bilingue, con il testo in inglese a fronte, per i viaggiatori italiani e stranieri appassionati di turismo religioso, dei luoghi di culto e dell’arte sacra.

Salvatore Verde

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