Notizie – Tursitani.it – News https://www.tursitani.it Sat, 05 Sep 2020 14:54:41 +0000 it-IT hourly 1 Nuovi nomi di sindaci nella storia di Tursi, quasi tutti inediti, nel periodo dal XVI al XIX secolo https://www.tursitani.it/nuovi-nomi-di-sindaci-nella-storia-di-tursi-quasi-tutti-inediti-dal-xvi-al-xix-secolo/ https://www.tursitani.it/nuovi-nomi-di-sindaci-nella-storia-di-tursi-quasi-tutti-inediti-dal-xvi-al-xix-secolo/#respond Sat, 05 Sep 2020 14:46:16 +0000 https://www.tursitani.it/?p=4323 Si vanno chiarendo e riempiendo i tasselli mancanti di una lunga cronologia, tutt’altro che completata, dei sindaci tursitani. Ricerche soprattutto indirette e laterali, condotte da autorevoli studiosi e appassionati autodidatti, ci offrono contributi rilevanti, inattesi e insperati. Il caso più recente riguarda l’archivista pugliese Rosanna D’Angella, autrice di uno straordinario studio genealogico commissionatole da John […]

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Stemma dei Panevino, rilevato in una pubblicazione del 1761

Si vanno chiarendo e riempiendo i tasselli mancanti di una lunga cronologia, tutt’altro che completata, dei sindaci tursitani. Ricerche soprattutto indirette e laterali, condotte da autorevoli studiosi e appassionati autodidatti, ci offrono contributi rilevanti, inattesi e insperati. Il caso più recente riguarda l’archivista pugliese Rosanna D’Angella, autrice di uno straordinario studio genealogico commissionatole da John Giorno (New York, 4 dicembre 1936 – 11 ottobre 2019), poeta e artista di origini tursitane e di Aliano e cittadino onorario di Tursi (9 ottobre 2013), quale discendente della grande famiglia dei Panevino. Una ricerca meticolosa e fruttifera, oltre che di assoluta precisione e valore, come una autentica miniera di nomi, date ed eventi, quasi tutti inediti. Di tale lavoro sarebbe auspicabile la necessaria pubblicazione con il concorso delle istituzioni locali, provinciali e regionali.

L’ordine temporale dei sindaci è qualcosa in più del semplice alternarsi, si fa per dire, dei nomi, perché essi rimandano sempre a un contesto rilevante e imprescindibile di vite e di relazioni, in termini sociologici, politici, ideologici, militari, culturali, economici, ma anche nobiliari, matrimoniali e patrimoniali. Ne scaturisce che lo stesso sito  ufficiale del Comune sia da ritenere, inevitabilmente, in sostanziale aggiornamento nel corso degli anni, pur fornendo una buona elencazione di riferimento; tuttavia, esso non è senza imprecisioni ed errori, com’è fatale che sia in un arco temporale di un millennio. Altri siti web, pur considerevoli per diversi aspetti, nel caso si sono rivelati inattendibili, se non proprio fantasiosi (anche Wikipedia non sembra discostarsi da tali limiti storici: un verso falso, anzi un orrore è dato dalle grotte sotto i resti del castello, colpevolmente e senza attenuanti ritenute antiche, mentre, come tutti sanno, risalgono agli Sessanta appena del secolo scorso!).

La travagliata storia delle molteplici amministrazioni locali in genere, e Tursi non fa eccezione, è assai complessa, altalenante e non lineare e, comunque, non può mai prescindere dal più ampio contesto temporale e territoriale delle dominazioni, delle concessioni dei padroni, signori e feudatari e vescovi, con le lotte per l’affrancamento dalla dipendenza della subalternità feudale e la conquista progressiva di diritti, sempre precari, e di una (relativa) autonomia anche statutaria, revocabile discrezionalmente in qualsiasi istante, nel vuoto assoluto di codificazione di precise norme. Né va sottovalutato il lento processo di allargamento democratico ed elettorale, il rafforzamento delle lotte contro le imposizioni fiscali e la rivendicazione di libertà quotidiane sempre più ampie, oltre al progressivo alternarsi di rappresentanti del ceto nobiliare e della ricca borghesia, talvolta a favore anche di esponenti acquisiti da poco in loco, soprattutto per via matrimoniale.

Nel considerare l’evoluzione politica e amministrativa, bisogna sempre tenere a mente la periodizzazione utilizzata e acclarata dagli storici, relativamente all’epoca medievale e contemporanea,  con il Regno di Napoli (1263-1816), emergendo la figura di primaria importanza del “Feudatario”, il Conte, il Marchese e il Duca, mentre il consolidamento persistente del “Sindaco” avverrà con il Regno delle due Sicilie (1816-1860), il Regno d’Italia (1861-1946) e la Repubblica Italiana (dal 1946 a oggi). In realtà, dai documenti ritrovati, ci si deve riferire proprio al “sindaco”, così testualmente in atti ufficiali e notarili, già anche dal XVI secolo. Ne deriva la posizione svincolata del Comune, costituito in “Università”, almeno nei periodi qui considerati. Un percorso “comunale”  iniziato tra i secoli XIV-XV, con l’incremento della popolazione di Tursi e lo sviluppo urbano, con la distruzione quasi totale di Anglona e la lotta per l’impossessamento dei vicini terreni, e con la diffusione del ruolo crescente della ricca borghesia terriera e delle professioni, oltre che delle istituzioni culturali, primariamente religiose, né fu estraneo il processo di emancipazione dei servi della gleba, più liberi di muoversi e agire con le arti e i mestieri e di essere protagonisti delle volontà testamentarie.

Il comune assume, quindi, una sua fisionomia, rilevanza e capacità “contrattuale” per la rivendicazione dell’autonomia  nei confronti del “feudatario”, destinatario fino ad allora della titolarità dei diritti, per volontà divina o del Re.  Assestamento sociale che si struttura con le lotte dipanatesi nel secolo XVI, con la traslazione nel 1545 della Diocesi di Anglona a Tursi, su  proposta di mons. Bernardino d’Elvino, vescovo del tempo, disposta da papa Paolo III con doppia bolla (8 agosto 1545, Cattedra vescovile alla chiesa S. Michele Arcangelo, e 26 marzo 1546, definitivamente alla chiesa dei Maria SS. Annunziata) e con il conseguente titolo di “Città”.

Sono quasi tutte inedite, dunque, le notizie essenziali qui riportate in sintesi: anno/periodo; nome e cognome del sindaco; nome e cognome del notaio, autore del primo atto nel quale è riportata la informazione. Tali dati vanno integrati con la cronologia abitualmente utilizzata (dal Comune), sulla esattezza della quale si deve fare affidamento, fino a prova contraria. 

1571-1573-1574 – Giovanni Lorenzo PANEVINO seniore (notaio Agostino Margiotta)

1584 – Magnifico Giovanni Lattanzio MERLINO (notaio Colella Bonello)

1585 – Magnifico Giovanni Antonio PANEVINO (notaio Colella Bonello)

1595 – Pirro Antonio ASPRELLA (notaio Cesare Basciano)

1600-1601 Giovanni Lorenzo PANEVINO seniore (notaio Giovanni Francesco de Helis) 

1606 – Pietro Antonio PANEVINO (notaio Giovanni Donadei, e notaio Marcatonio de Pasca, 1606-1607, olim Sindaco)

1611 – Matteo PANEVINO (notaio Giovanni Francesco de Helis)

1689 – Capitano Scipione PANEVINO (notaio Leonardo Antonio de Mellis)

1732 – Francesco Antonio PANEVINO (notaio Pietro Nucito seniore)

1733 settembre-1734 agosto – Francesco Antonio PANEVINO (notaio Filippo Nocerito)

1747 – Dottor Carlo filippo GIORDANO (notaio Giovan Battista Pasca)

1801- Dottor Diego CAPITOLO pro-sindaco (notaio Vincenzo Matarano)

1812 – Dottor Salvatore PANEVINO (notaio Filippo Maria d’Aloisio)

1814, dicembre15 – Salvatore PANEVINO (notaio Senatrantonio Poerio, Aliano)

1812-1813-1814(1815?) e 1817-giugno 1820 – Dottor Salvatore PANEVINO (diverse fonti)

Salvatore Verde ©

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Il Vescovo Orofino agli universitari della Diocesi: “Cari Giovani, la fede si comunica anche per invidia o per dispetto”. L’incotro si è svolto al Santuario della Madonna del Pollino in San Severino Lucano, il 25 agosto https://www.tursitani.it/il-vescovo-orofino-agli-universitari-della-diocesi-cari-giovani-la-fede-si-comunica-anche-per-invidia-o-per-dispetto-lincotro-si-e-svolto-al-santuario-della-madonna-del-pollino/ https://www.tursitani.it/il-vescovo-orofino-agli-universitari-della-diocesi-cari-giovani-la-fede-si-comunica-anche-per-invidia-o-per-dispetto-lincotro-si-e-svolto-al-santuario-della-madonna-del-pollino/#respond Wed, 26 Aug 2020 15:32:57 +0000 https://www.tursitani.it/?p=4296 Siamo abituati a sentir dire che il cristianesimo sappia e debba suscitare attrazione, che il cristiano dica che è felice di appartenere a Cristo e alla Chiesa. E davvero è così: solo ciò che è bello e affascinante merita di essere scelto e seguito. Oggi non bisogna tralasciare la proposta, rivolta ai giovani, di vivere […]

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Siamo abituati a sentir dire che il cristianesimo sappia e debba suscitare attrazione, che il cristiano dica che è felice di appartenere a Cristo e alla Chiesa. E davvero è così: solo ciò che è bello e affascinante merita di essere scelto e seguito. Oggi non bisogna tralasciare la proposta, rivolta ai giovani, di vivere gioiosamente il legame con la Chiesa nelle parrocchie, nelle università, nelle città in cui si vive anche da “studenti fuori sede”. Il discepolo di Gesù è una persona, uomo o donna, davvero lieta di sentirsi a casa propria in ogni posto in cui vive l’esperienza di arricchimento culturale e di crescita umana.

“Il Signore ci chiama a realizzarci e a vivere le esperienze di ogni giorno perché vuole solo il nostro bene e desidera che la vita delle sue creature corrisponda al suo progetto”, lo ha detto il vescovo Vincenzo Orofino agli studenti che giovedì 25 agosto si sono recati al Santuario della Madonna del Pollino in San Severino Lucano per una giornata proposta agli universitari della diocesi di Tursi-Lagonegro. “Tutto è per noi, tutto quello che è puro, giusto, santo, bello, degno di vera gloria, tutto questo è cristiano ed è per il cristiano, è per noi”, il Vescovo lo ha ripetuto con forza agli studenti, invitandoli a non mettere da parte anche la possibilità di stuzzicare gli altri suscitando santa invidia o vivendo da dispettosi: “Non temete di offrire una testimonianza invidiabile, che merita una ammirazione particolare. L’università è la sorgente del nostro protagonismo attuale e futuro. Vogliamo scommettere con voi, vogliamo fidarci di voi e coltivare, custodire un rapporto di amicizia e di fraternità con voi, carissimi amici”.

L’invito del Vescovo e di don Antonio Donadio, responsabile della Pastorale Universitaria, è quello di cercarsi, di ritrovarsi e di coltivare relazioni significative e costruttive anche nei luoghi in cui si porta avanti il percorso di studi, bella fraternità e con grande disinvoltura. (Don Giovanni Lo Pinto)

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Antonio Guida candidato sindaco alle prossime elezioni amministrative del 20/21 settembre a Tursi https://www.tursitani.it/antonio-guida-candidato-sindaco-alle-prossime-elezioni-amministrative-del-20-21-settembre-a-tursi/ https://www.tursitani.it/antonio-guida-candidato-sindaco-alle-prossime-elezioni-amministrative-del-20-21-settembre-a-tursi/#respond Sun, 09 Aug 2020 10:36:28 +0000 https://www.tursitani.it/?p=4282 È Antonio Guida, medico odontoiatra, il candidato sindaco del progetto civico che sarà presente alle prossime elezioni amministrative di settembre a Tursi. A indicare Guida come candidato sindaco sono stati alcuni gruppi civici della città di Pierro che hanno puntato su una persona autorevole e con indiscusse capacità di dialogo e mediazione. In un momento […]

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È Antonio Guida, medico odontoiatra, il candidato sindaco del progetto civico che sarà presente alle prossime elezioni amministrative di settembre a Tursi. A indicare Guida come candidato sindaco sono stati alcuni gruppi civici della città di Pierro che hanno puntato su una persona autorevole e con indiscusse capacità di dialogo e mediazione.

In un momento storico delicato come quello che la città di Tursi sta affrontando, l’amministrazione in carica ha infatti dichiarato il dissesto finanziario dell’ente il 16 luglio 2020, la figura di Guida è stata indicata perché di garanzia e dalle indiscutibili qualità morali.

Infatti, altri due papabili candidati sindaci come Maria Anglona Adduci e Leandro Domenico Verde con un gesto di grande maturità politica hanno fatto un passo indietro, mettendo da parte ambizioni personali e trovato subito la convergenza su Guida.

Il progetto civico messo in campo è aperto, libero e inclusivo e sta già raccogliendo l’adesione di altri esponenti della società civile che intendono mettere a disposizione energie e impegno per riportare al centro dell’azione politica il bene della comunità tursitana.

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Dissesto, disastro, fallimento al Comune di Tursi https://www.tursitani.it/dissesto-disastro-fallimento-al-comune-di-tursi/ https://www.tursitani.it/dissesto-disastro-fallimento-al-comune-di-tursi/#respond Thu, 16 Jul 2020 11:53:17 +0000 https://www.tursitani.it/?p=4215 Qui sotto il link per scaricare la delibera integrale della Corte dei Conti Delibera_piano_riequilibrio_Tursi_39_2020_PRSP

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Qui sotto il link per scaricare la delibera integrale della Corte dei Conti

Delibera_piano_riequilibrio_Tursi_39_2020_PRSP

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Venerdì 12 giugno, alle ore 18.30, il Vescovo Orofino presiederà il rito di apertura al culto e dedicazione dell’altare per la nuova chiesa di Nova Siri Marina (MT) https://www.tursitani.it/venerdi-12-giugno-alle-ore-18-30-il-vescovo-orofino-presiedera-il-rito-di-apertura-al-culto-e-dedicazione-dellaltare-per-la-nuova-chiesa-di-nova-siri-marina-mt/ https://www.tursitani.it/venerdi-12-giugno-alle-ore-18-30-il-vescovo-orofino-presiedera-il-rito-di-apertura-al-culto-e-dedicazione-dellaltare-per-la-nuova-chiesa-di-nova-siri-marina-mt/#respond Thu, 11 Jun 2020 20:34:06 +0000 https://www.tursitani.it/?p=4102 Venerdì 12 giugno, alle ore 18.30, mons. Vincenzo Orofino, vescovo di Tursi-Lagonegro, presiederà la solenne concelebrazione di Dedicazione dell’Altare e di Apertura al culto della Nuova Chiesa di Sant’Antonio di Padova a Nova Siri Marina (MT). Il rito sarà trasmesso da TRM, canale 16 del digitale terrestre, e in streaming su facebook, sulla pagina “TRM […]

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Facciata della nuova chiesa di Sant’Antonio di Padova a Nova Siri Marina (MT)

Venerdì 12 giugno, alle ore 18.30, mons. Vincenzo Orofino, vescovo di Tursi-Lagonegro, presiederà la solenne concelebrazione di Dedicazione dell’Altare e di Apertura al culto della Nuova Chiesa di Sant’Antonio di Padova a Nova Siri Marina (MT). Il rito sarà trasmesso da TRM, canale 16 del digitale terrestre, e in streaming su facebook, sulla pagina “TRM Network”. Nella piazza antistante la chiesa sarà collocato un maxischermo per partecipare alla funzione. Il Vescovo, nella solennità di Pentecoste, ha invitato i novasiresi a far sì che “l’apertura della nuova chiesa rappresenti l’inizio di un rinnovato impegno di fede e di una maggiore vivacità evangelica per edificare una Chiesa bella, attraente, con il cuore di madre e il volto della misericordia”. I parroci, don Mario La Colla e don Michelangelo Crocco, nei mesi scorsi, hanno proposto tre catechesi sulla Chiesa, con la presenza dei vescovi Orofino, Nolè e Sirufo. Quindi hanno guidato la Comunità a prepararsi all’evento ormai prossimo, durante la Tredicina di Sant’Antonio, con “fervore di spirito, senso di appartenenza a Dio e gratitudine per il nuovo luogo di culto che possa rispondere alle esigenze spirituali e sociali della cittadina”.

La chiesa che viene consacrata è il risultato di un progetto elaborato dall’architetto Sergio Stigliano sulla base delle indicazioni contenute nella Nota pastorale della Commissione episcopale per la Liturgia del 1993, “La progettazione di nuove chiese”, e alla luce di un approfondito e costante dialogo del Vescovo e dei parroci con l’Ufficio Tecnico diocesano (ing. Laura Montemurro, ing. Nicola Ferri, ing. Tonino Gialdini, arch. Francesco Vitale), con il liturgista don Giovanni Di Napoli e il gruppo di lavoro “Progetto BEMA srls” che ha curato anche il programma artistico e iconografico, attraverso la professionalità degli architetti Giorgio Crucetta e Felicia Fezzuoglio, in sinergia con artisti, artigiani e fonderie d’arte. Hanno collaborato alla sua realizzazione: Giuseppe Allamprese, Amedeo Brogli, Ezio Cerruto, Maria Luisa Mesiano, Martino Tamburrano, Thalass srl oltre Fonderia Fattorini, Laboratorio Gallo, Laboratorio Pirani. La soluzione definitiva, approvata dall’Ufficio per l’Edilizia di Culto della Conferenza Episcopale Italiana il 13 settembre 2016 ha tenuto conto della variante urbanistica e del piano attuativo comunale per la riqualificazione dell’intera area e le esigenze della parrocchia.

La nuova chiesa presenta un impianto ottagonale, sormontata da una croce greca. L’altare, l’ambone e la sede sono in travertino con un inserto di bronzo. Nella parete absidale è stato installato un grande crocifisso di resina bronzata, con un mosaico di 13 metri quadrati che simboleggia il calvario. Vicino al tabernacolo c’è un altro mosaico che simboleggia il roveto ardente. Ancora un mosaico è presente nell’area battesimale che richiama il battesimo per immersione. Tutte le opere d’arte, insieme alle stazioni della via crucis, sono inedite ed esclusive. Ora la Marina di Nova Siri può vantare, a poche centinaia di metri, il nuovo edificio di culto e l’oratorio, dotato di campetti e tanti spazi per le attività: i due luoghi dove scorre la vita della comunità parrocchiale. La nuova chiesa, realizzata esclusivamente con i fondi provenienti dall’8×1000 alla Chiesa Cattolica, il contributo della Diocesi e della Comunità parrocchiale, assicura un luogo di culto decoroso e adeguato alla sempre crescente comunità cristiana e, nello stesso tempo, riqualifica un angolo importante di questa cittadina, a elevata vocazione turistica, ubicata in un’area non molto distante dal luogo in cui sorgeva l’antica Siris, prestigiosa città della Magna Grecia, sulla foce del fiume Sinni, dotata di un porto fluviale e uno marittimo.

Retro
Chiesa
Aula
Crocifisso

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Storia di un vedovo poi arcidiacono della Cattedrale di Tursi e di una carestia biblica causata dall’invasione di bruchi. Due riferimenti nel libro del 1600 di Giorgio Toscano, che introduce anche la storia della famiglia Andreassi (1) https://www.tursitani.it/una-invasione-di-bruchi-causa-una-carestia-biblica-e-la-storia-di-un-padre-di-famiglia-che-diventa-arcidiacono-della-cattedrale-di-tursi-due-riferimenti-nel-libro-del-1600-di-giorgio-toscano-che-ci/ https://www.tursitani.it/una-invasione-di-bruchi-causa-una-carestia-biblica-e-la-storia-di-un-padre-di-famiglia-che-diventa-arcidiacono-della-cattedrale-di-tursi-due-riferimenti-nel-libro-del-1600-di-giorgio-toscano-che-ci/#respond Thu, 04 Jun 2020 20:24:31 +0000 https://www.tursitani.it/?p=4080 Devo a Sabina Vitale lo stimolo ad approfondire la ricerca tra i suoi antenati e il collegamento con Tursi, avendomi donato del materiale scritto dal suo avo, l’avvocato Giorgio Toscano, di Oriolo, nipote di Vespasiano Andreasso, questi capostipite della famiglia nella Città di Tursi.   Giorgio Toscano è autore di un prezioso memoriale, trascritto, stampato e […]

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Devo a Sabina Vitale lo stimolo ad approfondire la ricerca tra i suoi antenati e il collegamento con Tursi, avendomi donato del materiale scritto dal suo avo, l’avvocato Giorgio Toscano, di Oriolo, nipote di Vespasiano Andreasso, questi capostipite della famiglia nella Città di Tursi.  

Giorgio Toscano è autore di un prezioso memoriale, trascritto, stampato e pubblicato postumo. Il volumetto (così lui lo definì) è disponibile con il titolo Memorie di famiglia. Genealogie e cronache calabresi in Giorgio Toscano( Edizioni Scientifiche Italiane, Napoli, 1996), nella collana Quaderni di Storia del Mezzogiorno, n. 12, a cura di Pina Basile, dell’Università degli studi di Salerno, cattedre di Filologia dantesca e Letteratura umanistica: “I fatti narrati si snodano tra genealogia, cronaca e cultura materiale, tra stemmi araldici e stampe d’epoca. La memoria di famiglia, scorrendo attraverso uomini e cose, famiglie e vicende, aggiunge un tassello non secondario alla storia e alla cultura della Calabria, fornendo un ulteriore contributo alla determinazione della sua entità”. La curatrice aveva già pubblicato La storia di Oriolo di G. Toscano (Roma, 1985), ma, non ha potuto rintracciare gli altri testi, “nonostante accurate ricerche”, un Poemetto in versi eroici  e le Allegazioni giuridiche.

Il Toscano sente legato alla sua famiglia di intellettuale anche il destino della sua Terra, sulla quale imperversano sia ‘le prepotenze’, sia le calamità, le pestilenze, ‘le cavallette’: le prime, certamente a giudizio dell’Autore, più dannose delle ultime… – scrive Pina Basile -. Il Toscano fu, insomma, il tipico giureconsulto del paese, che esercitava con amore e coscienza il proprio lavoro  di legale, ma senza disdegnare, nei momenti di riposo, di concedersi dei ‘levamina mentis’ caratteristici delle persone colte di quell’età, mediante timide o più audaci incursioni nel tempio delle Muse o con accurate ricerche nel campo delle memorie patrie… il tutto seppe esporre in uno stile agile, interessante, dilettevole alla lettura, soffermandosi con commossa partecipazione di uomo e di cittadino sui momenti più tristi della storia narrata”. Nel libro sono davvero molti e precisi i riferimenti a Tursi e alle famiglie tursitane, con le quali vi erano legami, affetti e interessi, per matrimoni ed eredità: Palumbo, Picolla, Andreasso, Valicento, d’Aloisio, Pasca, Basile, Quaranta, Mazzeo, d’Alessio, d’Elia, Panevino, Camerino, Donnaperna, Caputi, Quinto, Brancalasso, Siderio, de Virgiliiis, Formica (di Aliano), Molfese (di Sant’Arcangelo).

Nato forse nel 1630, Giorgio Toscanoera il settimo figlio di Virginia Andreasso e del Dr Pietr’Antonio Toscano (? – 1650), che di figli ne aveva già procreati ben 17. Delle sette femmine una sola era morta, mentre i dieci maschi morirono tutti prima dei quattro anni. Da queste tragedie l’invocazione della protezione di S. Giorgio, il patrono, e la decisione di Pietr’Antonio di imporre il nome del Santo al 18° figlio. Il giovane era da poco a Napoli, partì esattamente il 4 novembre 1649, per intraprendere gli studi della Legal Scienza, quando, un paio di mesi dopo, ebbe la notizia della morte del padre, oppresso dall’infermità di pontura; Giorgio non interruppe gli studi solo perché il fraterno cugino Francesco Antonio Andreasso lo persuase  a trattenersi e a proseguire. Si laureò in Giurisprudenza a Napoli il 24 luglio 1653, “nell’almo Collegio, sotto il cancelliere del Regno Don Francesco Marino Caracciolo principe d’Avellino”. Il successivo 26 dicembre rientrò definitivamente a Oriolo (CS), suo paese di origine, dove si stabilì e divenne poi Governatore, Giudice e Agente generale della sua terra.

A novembre del 1658, Giorgio Toscano sposò Cecilia Freggi, prima figlia di Rosina La Canna e del Dr Francesco Antonio Freggi, entrambi abitanti di Casalnuovo (l’attuale Villapiana, Leutermia al tempo della Magna Grcia), ma il Freggi, già marito e vedovo di Porsia Toscano (sorella di Giorgio) era di Cassano, figlio del Dr Francesco Lucio Freggi, famiglia nobilissima dipendente da Milano; Rosina e Francesco ebbero almeno altri quattro figli: Quinzia, Fulvia, Diana e Lucio. Il matrimonio di Toscano con Cecilia durò appena undici mesi, perché a ottobre del 1659 lei morì di parto con il nascituro. Consigliato dall’amatissimo zio Vespasiano Andreasso, fratello della madre Virginia Andreasso, il quale risiedeva a Tursi, Giorgio decise di sposare in seconde nozze, a giugno del 1660, la tursitana Grazia Coperta, seconda figlia di Lucrezia Picolla e di Giambattista Coperta (la primogenita Regina Coperta si maritò poi con Francescantonio Panevino). Grazia Coperta e Toscano, che si trattenne a Tursi per due anni, “per la gravidanza e per altre ragioni”, ebbero almeno sette figli: Pietrantonio (Tursi, 17 marzo 1660 – ?), Virginia (Tursi, 02 maggio 1662 – ?), Francesco, ?, ?, Agnesa (Oriolo, 5 maggio 1671 – ?), Giambattista.

Giambattista Coperta era il sesto figlio di Regina Bianca e Orazio Coperta, entrambi tursitani. Orazio era giudice  a Tursi nel 1601, scrive lo storico tursitano Rocco Bruno (Le famiglie di Tursi, 1989). Lo zio di Giambattista, Don Gio: Domenico Coperta, canonico della Cattedrale, fondò in tale chiesa la cappella di S. Silvestro con jus patronato perpetuo in beneficio di suo fratello Orazio, come da istrumento di dotazione e fondazione stipulato il 14 novembre 1620 dal notaio Giuseppe di Salvatore, “e che il cappellano sia sempre uno della famiglia d’esso costituente, discendente dal detto Orazio suo fratello di linea mascolina, ed in difetto, di linea femminina…”. Orazio Coperta e Regina Bianco ebbero non meno di sette figli: Florimenda, Antonia, Isabella, Vittoria, Lucrezia, Gio: Battista, Francesco Coperta. La famiglia si estinse con Giambattista Coperta, che rimase vedovo e “s’applicò allo stato ecclesiastico e fatto sacerdote, per la sua abilità fu assunto alla dignità dell’arcidiaconato di quella Cattedrale, e più volte fu eletto e fatto vicario, così generale delle Vescovi, che pro tempore sono stati nella Diocesi di Tursi ed Anglona; come Capitolare nella loro morte o mancanze, qual ufficio per molti e molti anni esercitò con grandissimo decoro (si riferisce alla vacatio, dal 26 novembre 1653 al  1° giugno 1654,determinata dalla morte di mons. Flavio Galletti e fino all’arrivo di mons. Francesco Antonio de Luca, poi dalla traslazione di questi ad arcivescovo titolare di Nazareth, il 7 febbraio 1667, all’insediamento di mons. Matteo Cosentino, 3 ottobre 1667, ndA), alla fine oppresso dal maligno morbo ed in età ben matura nel mese d’agosto del 1671 pagò alla comune madre il tributo”.

Nel 1661 il Toscano fu anche testimone di “un caso ben degno di memoria, e da non passarsi in silenzio per soddisfare la curiosità de’ posteri, e fu il secondo flagello, che Dio suol mandare in ncastigo della contumacia de’ peccatori ribelli; si è discorso sopra del crudel mostro della peste; conviene qui ragionare dell’arrabbiata fiera della fame, cagionata dall’irreparabile danno inferito nelle biade dalla voracità d’innumerabili stuoli di bruchi e locuste, come vogliam dire, o per dir meglio strumenti dell’ira di Dio; poiché nelle ali di questi animaletti ben si discernono alcune lettere, che dicono Ira Dei. Dunque, dalla marina d’oriente si vide annuvolato il cielo non da nubbi de’ vapore delle acque ed esalazioni della terra… ma di stuoli innumerabili ed incomprensibili di volatili bruchi, che trapassando il mare venivano a devastare e divorare le delizie della terra… si vide oscurato il sole non dall’eclissi della luna, ma dall’affollato e sorvolante stuolo di animalucci cotanto nocivi ed odiosi; che per più ore intiere occupavano la serenità dell’aere e rubavano al sole; durò più giorni lo sbarco”. La terribile carestia del tempo fu un evento catastrofico paragonato quasi alla peste di pochi anni prima (1656-1658), per l’intensità del terrore e per le devastanti conseguenze immediate, con la distruzione totale delle coltivazioni, di fiori, piante, foglie, i frutti, gli orti, le dorate spiche di ogni genere di biade e i pampini delle viti con le uve delle vigne,  senza ignorare gli effetti duraturi nei risvolti magico-religiosi dell’epoca.

Salvatore Verde

Giorgio Toscano scrive di sé: <<Nell’anno 1653 sotto il dì 24 di luglio nell’almo Collegio di Napoli ottenni la dignità del Dottorato, sotto il cancelliere del Regno Don Francesco Marino Caracciolo principe d’Avellino, essendo Promagno Cancellario il Sig.r Don Antonio Caracciolo marchese di S. Sebastiano, Reggente del Collateral Consiglio, come dal mio privilegio in detta data e nell’istesso anno nel mese di dicembre mi esposi al pubblico esame tenuto dalla Regia Giunta d’approvazione, che furono il Sig.r marchese della Torella, Sig.r Ettore Capecelatro, il Sig.r Consigliere Tommaso d’Aquino e il Sig.r Presidente Pisanelli, da quali fui approvato. Dal che disbrigato mi partii da Napoli non senza gran dispiacere del detto Sig.r Andreasso (Francesco Antonio, n.d.A.), che voleva trattenermi seco ed applicarmi a que’ Tribunali; non essendomi permesso dalle avversità di mia fortuna, mi portai nelle miserie della padria, ove giunsi sotto il 26 dicembre del 1653>>. E aggiunge: << “Volli tentare la fortuna di passare a seconde nozze, come seguì nel mese di giugno a persuasione del D.r Vespasiano Andreasso mio amatissimo zio, il quale si prese l’assunto di trattare nella città di Tursi (ove egli dimorava) con Grazia Coperta, figlia di Giambattista Coperta, il quale essendo stato prima casato con Lucrezia Picolla, gentildonna principale della medesima città, n’ebbe da detto matrimonio due figliole, una fu Regina Coperta maritata con Francescantonio Panevino; e la seconda fu la detta Grazia Coperta mia moglie; ed essendo da pochi anni passata da questa a miglior vita l’accennata Lucrezia madre di mia moglie, il D.r Giambattista Coperta suo marito s’applicò allo stato chiesastico e fatto sacerdote, per la sua abilità fu assunto alla dignità dell’arcidiaconato di quella Cattedrale, e più volte fu eletto e fatto vicario, così generale delli Vescovi, che pro tempore sono stati nella Diocesi di Tursi ed Anglona; come Capitolare nella loro morte o mancanze, qual ufficio per molti e molti anni esercitò con grandissimo decoro, alla fine oppresso da maligno morbo ed in età ben matura nel mese d’agosto 1671 pagò alla comune madre il tributo. Passai a seconde nozze con Grazia Coperta di Tursi, nel mese di giugno 1659, e fui da Dio consolato con feconda prole, posciacché dopo nove mesi di matrimonio diede alla luce li seguenti figli e figlie, e nella città di Tursi partorì il primo, a cui fu imposto il nome di mio padre: – Pietrantonio Toscano, nato a Tursi a 17 marzo 1660 (è stato battezzato a Oriolo il 20/3/1660[1]); – Virginia Toscano, nata in Tursi a 2 maggio 1662 (a gennaio del 1683 sposa Francesco/Francescantonio Basile[2]). Dopo che fui casato con Grazia, in occasione della gravidanza e per altre cagioni mi trattenni per due anni in detta città di Tursi senza abbandonare però questa casa, che veniva a rivedere spesso ed assistere a questi…>>.


Nel tratteggiare il profilo della figlia monaca Agnesa Toscano (nata il 5 maggio 1671), il padre Giorgio Toscano ci offre altre notizie su Tursi: <<Mia 6a figlia, da che fu figliola dimostrò sempre spiriti applicati a servire Dio e la beatissima Vergine in qualche chiostro di Religione e come che il Sig.r Presidente della regia Cam.a D.r Francescantonio Andreasso mio cugino, dopo la morte del D.r Vespasiano suo padre, il quale aveva lasciata in Tursi tutta la sua facoltà di stabili di non poca considerazione, e precise d’un bellissimo e commodo palazzo di più e diversi membri, con quantità di territorj, tutti aratorii, e precise a bombace, cg’è la maggiore industria di quel paese, vigne ed altre possessioni fruttifere e vedendosi allora destituito di figli con la prima moglie, si risolse di lasciare in quella città, sua natia patria, una perpetua memoria, e fu di formare per allora un divotissimo Conservatorio di Verginelle, sotto la protezione del Glorioso Patriarca s. Domenico; onde a sue proprie spese fece ridurre l’accennato suo palazzo a forma e modello di convento, con le abitazioni di tante celle, chiostri e commoda chiesa, e li cedè ed assegnò per dote tutti li accennati suoi stabili e possessioni, che possedeva in quella città, di modo che dopo qualche tempo, il conservatorio suddetto s’è ridotto a claustrale convento, dove si fa formalmente la solenne professione. In questo dunque la suddetta mia figlia Agnesa in età d’anni 15 volle andare ad inserrarsi per servire Dio e la B.V., mutandosi il nome di Agnesa in Cristina, e la casata da Toscano in Cristina della Natività, dove persevera con grande fervore di spirito e sempre con avanzo a gloria di Dio e della B.V., vi entrò nell’anno 1686 di novembre>>.

[1]Annotazione inedita di Sabina Vitale

[2] Annotazione inedita di Sabina Vitale

L'articolo Storia di un vedovo poi arcidiacono della Cattedrale di Tursi e di una carestia biblica causata dall’invasione di bruchi. Due riferimenti nel libro del 1600 di Giorgio Toscano, che introduce anche la storia della famiglia Andreassi (1) sembra essere il primo su Tursitani.it - News.

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Culto, nome e toponomastica di santa Caterina da Siena a Tursi https://www.tursitani.it/culto-nome-e-toponomastica-di-santa-caterina-da-siena-a-tursi/ https://www.tursitani.it/culto-nome-e-toponomastica-di-santa-caterina-da-siena-a-tursi/#respond Thu, 07 May 2020 16:43:25 +0000 https://www.tursitani.it/?p=3919 C’è stato un tempo nel quale, con tutta la sua peculiare identità, le vicende di Tursi erano pienamente nel flusso della storia, e non al riparo da essa. Nello scenario regionale, allora ben oltre gli attuali confini consolidati, un ruolo primario fu svolto dalla diocesi Anglonensis e/o Tursiensis, anche e soprattutto nelle relazioni con Roma […]

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Una raffigurazione di santa Caterina da Siena

C’è stato un tempo nel quale, con tutta la sua peculiare identità, le vicende di Tursi erano pienamente nel flusso della storia, e non al riparo da essa. Nello scenario regionale, allora ben oltre gli attuali confini consolidati, un ruolo primario fu svolto dalla diocesi Anglonensis e/o Tursiensis, anche e soprattutto nelle relazioni con Roma e nella espansione capillare del proprio messaggio salvifico nelle periferie meridionali,  ma pure nel consolidamento del proprio potere e nel rapporto con i feudatari locali e con la stessa Università (Comune) di Tursi. Nulla di particolarmente eclatante, sia chiaro, perché il tutto rifletteva l’andamento altalenante di una diffusa situazione generale, che era la logica conseguenza del potere temporale dei Papi e quindi della Chiesa nelle sue articolazioni, tenendo pure conto delle diverse dominazioni, dei potentati locali e della sottomissione della popolazione, povera, analfabeta e senza diritti.

La difficoltà oggettiva, per noi contemporanei tursitani, è rappresentata dalla stessa (in)capacità di comprendere quanto sia realmente accaduto e, a volte, si stenta perfino a credere a ciò che invece la storia ben documentata ci dimostra e ci ricorda. Un piccolo esempio di quanto i tursitani fossero a tutti gli effetti non orientati sempre e soltanto da una visione localistica, religiosa in questo caso, ci viene probabilmente anche dal culto di santa Caterina da Siena (si festeggia il 29 aprile) e dai risvolti concreti della sua spiritualità, che furono ben compresi non solo dai suoi contemporanei, molti dei quali ne riconobbero subito, praticamente in ogni dove, la passione totalizzante e il forte riverbero di santità. E sia pure in minima parte, ciò accadde anche nella città di Tursi, diversamente bisogna credere alla mera casualità del tutto. 

Ricordiamo che la breve ma intensa e ispirata vita di santa Caterina, all’anagrafe Caterina di Jacopo di Benincasa, si colloca quasi tutta nella seconda metà del XIV secolo, quando non soltanto la Toscana e l’Italia erano attraversate da notevoli tensioni e la stessa chiesa affrontava con la ribellione cardinalizia l’inizio del rischio scismatico. Giovanissima religiosa delle Suore della Penitenza di san Domenico, la vergine Caterina (Siena, 25 marzo 1347 -Roma, 29 aprile 1380) era l’emblema di una vocazione precocissima; ancorché priva  di maestri, imparò presto la lettura e la scrittura, ma soprattutto dettò i suoi messaggi, rivolgendosi direttamente ai papi e ai regnati come al popolo,  fino a sviluppare una  teologia e una filosofa di lucida passione argomentativa e di sconfinata interiorità, dolce  e potente al contempo e con una mistica densa ed espansiva. Lei era inserita nel suo tempo, con pienezza e consapevolezza, tanto che le furono affidati delicati impegni di rappresentanza e tentativi di mediazione. Il suo pensiero non è mai stato avulso dai temi allora pressanti, come “la pacificazione dell’Italia, la necessità della crociata, il ritorno della sede pontificia a Roma e la riforma della Chiesa”. Colpiscono l’ardire dei suoi interventi, la giovane età della morte e l’assoluta identificazione e compenetrazione con le parole di Cristo. Santa già in vita e canonizzata nel 1461 da papa Pio II, Caterina da Siena è stata dichiarata (insieme con san Francesco d’Assisi) patrona d’Italia da papa Pio XII, nel 1939, poi dottore della Chiesa da papa Paolo VI, nel 1970, e compatrona d’Europa da Giovanni Paolo II, nel 1999.

In quegli stessi anni, la diocesi di Anglona non era proprio al massimo del suo splendore e il santuario della Madonna di Anglona sull’omonimo colle e lo stesso  nucleo abitativo avevano subito danneggiamenti strutturali e un sostanziale impoverimento, dando così inizio a un concreto decadimento, anticipato dalla non residenza dei vescovi nella sede di titolarità. Quella “crisi” si concluse nel 1546, probabilmente su richiesta del vescovo Berardino Elvino e  sancita da papa Paolo III, con la traslazione della diocesi, da allora denominata di Anglona e Tursi (dal 1976, di Tursi-Lagonegro). Curiosamente, in tale secolo si trova una doppia citazione di “Anglona” e “Agnone” in alcuni atti notarili ufficiali. Per l’importanza che aveva assunto il paese, popoloso come pochissimi nell’intera regione, da allora Tursi fu elevata al rango di Città.

Inizia forse, proprio in quel periodo, un comprensibile, crescente e maggiore interessamento verso la figura e l’opera della Santa Caterina. Tant’è che si accentua la diffusione del nome, compare la denominazione di una contrada e quindi la dedica di una cappella di giuspatronato.  Una scelta originata dalla sensibilità delle massime famiglie nobili tursitane, talvolta assicurata anche nella discendenza, come capitava. Gli esempi più immediati ci arrivano dalle famiglie del rango più elevato in loco, come se avessero amato tale suggestione, segnando assieme e nella minima diacronia temporale, dunque nella sostanziale contemporaneità la loro storia familiare, con Caterina Brancalasso e Caterina Donnaperna, Caterina Panevino e Caterina Picolla, assieme a diverse altre ovviamente, proprio nei secoli XVI-XVII. E il dato culturale e storico-religioso, si afferma  in loco anche nella evidenza toponomastica e nel culto ufficiale. La spontanea devozione attrattiva, appena un secolo dopo la canonizzazione di Caterina da Siena, non la si può escludere, quand’anche lo stesso nome fosse casualmente presente in precedenza, poiché esso compare contestualmente nel riferimento territoriale o addirittura urbano, oltre che come luogo di venerazione dentro una delle tre chiese parrocchiali. Ai primi decenni del 1600, si trova scritto in un documento “In Tursi in contrada ‘Santa Caterina’ in Rabatana”, tale  indicazione era, dunque, integralmente nel comprensorio della Rabatana, dove esisteva un convento di San Domenico, ordine al quale apparteneva anche santa Caterina. Subito dopo, nella seconda metà del 1600, dopo una chiara sedimentazione della volontà, si vuole dedicarle una cappella.

In un altro documento, del 1666, la descrizione dell’antefatto: “Con i crediti sull’Università di Bernalda e di Craco spettanti al dottor Francesco Antonio Andreassi, commorante in Napoli, il quale vorrebbe far erigere nella chiesa di S. Anna extra moenia una cappella sotto il titolo di S. Caterina e dell’Annunciazione della Beata Vergine e, con la restante parte, debbano istituire un conservatorio femminile adattando a tale scopo la casa palaziata ‘in strata Santa Crucis’ dell’Andreassi, dopo aver ottenuto il beneplacito del vescovo di Anglona e Tursi, mons. Francesco Antonio de Luca”. L’iniziativa parte da padre Giulio Cesare Modarelli, preposito dell’Oratorio di S. Filippo Neri di Tursi, con il dottor Giacchino Picolla e Francesco Antonio Panevino, quali  procuratori del dottor Andreassi, potendo già disporre della somma riscossa da Vespasiano Fortunato di Gifuni.

La decisione matura  ulteriormente, perché la cappella di S. Caterina è stata poi eretta non fuori dalla città bensì nel cuore del centro abitato, nell’importante e storica chiesa parrocchiale di S. Michele Arcangelo, sempre di giuspatronato (diritto di patronato) della famiglia Andreassi. Nel 1690, fu cappellano il rev. don Domenico Taranto, poi a lungo padre Giovan Lorenzo Panevino, dell’Oratorio di S. Filippo Neri, dal 1665 al 1720 (?). Dal 1732 fu cappellano il rev. don Carlo Gagliardo, della terra di Santo Chirico. Per fugare qualche legittimo dubbio, basterà ricordare che almeno nella potente famiglia Brancalasso era noto il culto per san Cataldo, san Biagio, santa Lucia e, appunto, santa Caterina, tutti raffigurati appena sotto il quadro “coll’effigie della S.S.ma Vergine e col Bambino in Braccia rappresentante S.M. delle Grazie”, quando decisero (1663) di “fabricar S. Maria Le Grazie, una Cappella a Lamia con picciola sagrestia”, all’esterno della Cattedrale dell’Annunziata, dove attualmente l’appartata chiesetta è collocata.

La manifesta volontà, precisata, assume un ulteriore valore se ricordiamo che i nobili Andreassi possedevano in Tursi altre cappelle di giuspatronato, due nella chiesa collegiata Santa Maria Maggiore della Rabatana e una nella (sfortunata) chiesa di Sant’Anna, allora di recente costruzione:

Cappella di S. Maria Le Grazie,  eretta dentro la chiesa di S. Anna extra moenia, quest’ultima costruita nel 1627, quando era vescovo mons. Alfonso Gigliolo (1619-1630), di Ferrara. Il reverendo U.J.D. canonico don Biagio Panevino fu cappellano per un ventennio, dal 1714 al 1733.

Cappella del Carmine, nella chiesa Collegiata della Rabatana. Dopo la morte del cappellano, il rev. don Pietr’Antonio Durante, gli successe il rev. canonico don Andrea Durante, la cui presentazione e nomina a cappellano avvenne nel 1683, da parte di Giulia Rezza di Tursi, erede e nipote della fu Giulia Fiorino, “sua ava”. Nel 1708 e in quel periodo fu cappellano padre Giovanni Antonio Margiotta.

Cappella dell’Assunzione, pure dentro la chiesa della Rabatana. Nel 1692, fu cappellano padre Francesco Guida, dell’Oratorio di S. Filippo Neri di Tursi. Dal 1710 al 1742, fu cappellano padre Paolo Panevino (nel 1730 era  dell’Oratorio di S. Filippo Neri).

Dunque, tutto può/dovrebbe servire a ricostruire la vita quotidiana e il clima religioso e sociale di una comunità, anche attraverso i resti della memoria che non andrebbero mai dispersi o sottovalutati, quand’anche scaturissero da simboli, gesti ed eventi minori o minoritari, per la costruzione della nostra continua identità collettiva.

Salvatore Verde

La chiesa di san Michele Arcangelo (da tempo chiusa al culto), nell’omonimo rione

Due vedute della chiesa di San Michele Arcangelo che ben rendono l’idea della imponente costruzione e dei vari livelli di antica praticabilità, nonostante il duplice crollo del campanile e della grande parte centrale

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Messa della domenica in diretta streaming dalla Cattedrale, presieduta da mons Vincenzo Orofino, vescovo della diocesi di Tursi-Lagonegro. Appuntamento dalle ore 10,45 https://www.tursitani.it/messa-della-domenica-in-diretta-streaming-dalla-cattedrale-presieduta-da-mons-vincenzo-orofino-vescovo-della-diocesi-di-tursi-lagonegro-appuntamento-dalle-ore-1045/ https://www.tursitani.it/messa-della-domenica-in-diretta-streaming-dalla-cattedrale-presieduta-da-mons-vincenzo-orofino-vescovo-della-diocesi-di-tursi-lagonegro-appuntamento-dalle-ore-1045/#respond Sat, 25 Apr 2020 10:49:03 +0000 https://www.tursitani.it/?p=3904 Ancora una domenica tra tecnologia e fede, con la messa in diretta streaming dalla Cattedrale diocesana di Tursi, presieduta da mons Vincenzo Orofino, vescovo della diocesi di Tursi-Lagonegro. Appuntamento alle ore 11,  ma, informa la Curia Vescovile, è possibile collegarsi on line già dalle 10,45, dalla pagina del sito internet della Diocesi dedicata (https://www.diocesitursi.it/iii-domenica-di-pasqua-santa-messa-presieduta-dal-vescovo-orofino-in-diretta-dalla-cattedrale-di-tursi/) oppure […]

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Ancora una domenica tra tecnologia e fede, con la messa in diretta streaming dalla Cattedrale diocesana di Tursi, presieduta da mons Vincenzo Orofino, vescovo della diocesi di Tursi-Lagonegro. Appuntamento alle ore 11,  ma, informa la Curia Vescovile, è possibile collegarsi on line già dalle 10,45, dalla pagina del sito internet della Diocesi dedicata (https://www.diocesitursi.it/iii-domenica-di-pasqua-santa-messa-presieduta-dal-vescovo-orofino-in-diretta-dalla-cattedrale-di-tursi/)

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Un appuntamento domenicale e delle festività che si è ormai consolidato nella Chiesa locale, a causa della pandemia, per dare concretezza allo slogan “distanti, ma vicini”.

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Celebrazioni in streaming dalla Cattedrale di Tursi: Sabato Santo, 11 aprile, alle ore 23, e Pasqua di Risurrezione, domenica 12, ore 10. Il messaggio del Vescovo Orofino https://www.tursitani.it/celebrazioni-in-streaming-dalla-cattedrale-di-tursi-sabato-santo-11-aprile-alle-ore-23-e-pasqua-di-risurrezione-domenica-12-ore-10-il-messaggio-del-vescovo-orofino/ https://www.tursitani.it/celebrazioni-in-streaming-dalla-cattedrale-di-tursi-sabato-santo-11-aprile-alle-ore-23-e-pasqua-di-risurrezione-domenica-12-ore-10-il-messaggio-del-vescovo-orofino/#respond Sat, 11 Apr 2020 18:03:08 +0000 https://www.tursitani.it/?p=3879 Sabato Santo, 11 aprile 2020, alle ore 23.00, in diretta streaming ci sarà la Celebrazione della Veglia Pasquale, presieduta da S.E. Mons. Vincenzo Orofino, Vescovo di Tursi-Lagonegro, dalla Chiesa Cattedrale di Tursi. La Curia Vescovile di Tursi-Lagonegro comunica che è possibile fruire del collegamento in diretta a partire 22.45, dalla pagina del sito internet della […]

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Sabato Santo, 11 aprile 2020, alle ore 23.00, in diretta streaming ci sarà la Celebrazione della Veglia Pasquale, presieduta da S.E. Mons. Vincenzo Orofino, Vescovo di Tursi-Lagonegro, dalla Chiesa Cattedrale di Tursi. La Curia Vescovile di Tursi-Lagonegro comunica che è possibile fruire del collegamento in diretta a partire 22.45, dalla pagina del sito internet della Diocesi dedicata (https://www.diocesitursi.it/sabato-santo-veglia-pasquale-presieduta-dal-vescovo-orofino-in-diretta-dalla-cattedrale-di-tursi/ )

Domenica di Pasqua di Risurrezione, 12 aprile 2020, alle ore 10.00, in diretta streaming ci sarà la Celebrazione della Santa Messa di Pasqua, presieduta da S.E. Mons. Vincenzo Orofino, Vescovo di Tursi-Lagonegro, dalla Chiesa Cattedrale di Tursi. La Curia Vescovile di Tursi-Lagonegro comunica che è possibile fruire del collegamento in diretta a partire 9.45, dalla pagina del sito internet della Diocesi dedicata ( https://www.diocesitursi.it/pasqua-di-risurrezione-santa-messa-presieduta-dal-vescovo-orofino-in-diretta-dalla-cattedrale-di-tursi/ )

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La liturgia non è coreografia, né vuoto ricordo, ma presenza viva, nei segni, dell’evento cardine della salvezza: la morte-risurrezione del Signore. Si può dire che per la Chiesa che celebra è sempre Pasqua, ma la ricorrenza annuale ha un’intensità ineguagliabile perché, in ragione della solennità, «ci rappresenta quasi visivamente il ricordo dell’evento» (Sant’Agostino). La successione dei simboli di cui è intessuta la Veglia esprime bene il senso della risurrezione di Cristo per la vita dell’uomo e del mondo. Pasqua è annuncio del fatto della risurrezione, della vittoria sulla morte, della vita che non sarà distrutta. Fu questa la realtà testimoniata dagli apostoli; ma l’annuncio che Cristo è vivo deve risuonare continuamente. La Chiesa, nata dalla Pasqua di Cristo, custodisce questo annuncio e lo trasmette in vari modi ad ogni generazione: nei sacramenti lo rende attuale e contemporaneo ad ogni comunità riunita nel nome del Signore; con la propria vita di comunione e di servizio si sforza di testimoniano davanti al mondo.

Mons. Vincenzo Orofino, Vescovo della diocesi di Tursi-Lagonegro

Il messaggio del Vescovo Orofino – SANTA PASQUA 2020 – Cristo è veramente risorto, Alleluia!

Questo è l’annuncio che ha cambiato la direzione della storia umana. Che fa la differenza ancora oggi. Che può alimentare la speranza di ogni uomo. Anche la nostra. Qui e ora. “Non abbiate paura! So che cercate Gesù, il crocifisso. Non è qui. E’ risorto, come aveva detto (Mt 28,5-6). Con queste parole l’Angelo del Signore rassicura le donne andate a visitare la tomba in cui era stato deposto il corpo di Gesù. Queste parole rassicurano anche noi, oggi. Le uniche che, se accolte, illuminano il cammino incerto e oscuro di questo momento. Gesù è risorto! Questo è l’annuncio centrale, decisivo e fondamentale che la Chiesa è chiamata a portare ai suoi fratelli (1Cor 15,14). Questa è l’unica notizia che vale la pena ascoltare per vivere pienamente, per sperare certamente, per amare intensamente. Questa è l’unica “Buona Notizia” che genera tante “belle notizie”. La risurrezione di Gesù è la causa della nostra serenità, della nostra speranza, della nostra voglia di vivere e di operare. La risurrezione di Gesù è la condizione essenziale per ogni nostro impegno e per qualsiasi autentico progresso, personale e comunitario. Immaginiamo solo per un istante cosa sarebbe dei nostri continenti se tutto quello che viene speso per gli armamenti venisse impiegato per la ricerca scientifica, per lo sviluppo economico e culturale: il covid-19 sarebbe stato già sconfitto, ci sarebbe cibo per tutti, etc.

E’ Pasqua! Accogliamo nella nostra vita il Signore risorto, causa della nostra gioia. Con la gioia pasquale nel cuore viviamo intensamente questo tempo. Sintonizziamo il nostro sguardo con gli eventi pasquali e saremo capaci di cogliere anche in questo tempo i segni dell’amore di Dio per noi. Dio ama sempre. Soprattutto oggi. Questo è il “tempo buono” per imparare a “dire grazie” a Dio e ai fratelli, per il dono dell’amore, della vita, della fede, della Chiesa, della famiglia, dell’amicizia, … etc. Senza la gratuità è difficile ogni tipo di relazione, poiché viene meno la comprensione dell’amore e si cade nella pretesa egoistica. Questo è il “tempo privilegiato” per imparare a vivere la vita come dono, nella consapevolezza che – avendo ricevuto tutto in dono – occorre mettersi al servizio della comunità e di chiunque è nel bisogno (farsi dono – cibo e bevanda – per gli altri). Questo è il fondamento dell’impegno caritativo del cristiano e di ogni persona di buona volontà. Guardare il mondo con gli occhi del dono permette di aiutare anche coloro che non conosco o non gradisco e consente di instaurare rapporti che aprono alla fiducia contro il sospetto, alla solidarietà contro l’individualismo.

Questo è il “tempo speciale”per imparare a offrire al Signore il nostro personale “culto spirituale” e a sperimentare l’ineludibilità e l’importanza delle relazioni umane: siamo fatti per stare insieme, dipendiamo ontologicamente gli uni dagli altri, quello che accade nel posto più remoto del mondo interessa tutti gli abitanti del mondo. Siamo chiamati, perciò, a sentirci fratelli e a vivere come tali, con relazioni belle e costruttive per edificare la civiltà dell’amore, definita dalla verità, dalla giustizia e dalla solidarietà. Questo è il tempo in cui occorre globalizzare la carità e imparare a vivere insieme da amici: l’uno dono per l’altro. Questo è il “tempo per vivere” da persone salvate, nella consapevolezza che siamo stati liberati da ogni male dal sacrificio redentore di Cristo. Siamo già salvati, tutto il bene che desideriamo per noi e per i nostri cari è già presente, dobbiamo imparare a riconoscerlo e ad accoglierlo.

Lasciamoci immergere nel “dinamismo pasquale” dell’esistenza “risorta” e sperimenteremo che la vita è più forte della morte, che l’amore è più suadente dell’odio, che l’impegno costruttivo è più entusiasmante del pessimismo, che la verità è più attraente della menzogna, che le scelte libere e responsabili sono più efficaci del potere strumentale e dell’egoismo invadente. A noi la libertà di vivere le circostanze della vita con la “certezza di questa speranza” o di rimanere aggrovigliati nella matassa ingarbugliata dei nostri problemi personali e comunitari, compreso il coronavirus. Di seguito, riporto brani di uno scritto che Marietta Di Sario, nostra amica di San Chirico Raparo, costretta sulla carrozzella, mi ha inviato ieri.

«(…) Spesso un dolore ti sconvolge la prospettiva, nel mio caso ha un nome e si chiama poliomielite. Vivere su una sedia a rotelle mi dà l’opportunità da anni di guardare la realtà con occhi diversi e dare ad ogni azione il suo senso più profondo. Anche bere un bicchiere di acqua acquista un valore grande proprio perché non mi è possibile farlo senza l’aiuto di mia sorella. Oggi, in questa emergenza, il virus ci sta privando della libertà e sta causando lutti in tantissime famiglie. Ci troviamo all’improvviso ad essere tutti disabili, costretti ad affrontare una barriera architettonica invisibile. Questa condizione non risparmia nessuno, non c’è differenza di età, di conto corrente, di religione, di etnia, di geografia. Il dolore negli ospedali, la sofferenza di morire in solitudine, la paura del contagio, il rischio di perdere il lavoro, l’incertezza per il futuro ci rendono tutti più vulnerabili, più fragili e umani.

Questo tempo diventa così un’occasione per fare pace con il nostro orgoglio, con la presunzione di poter stare in piedi da soli, animati da una sorta di onnipotenza, con la pretesa di essere sempre all’altezza. Questo deserto può davvero compiere tante guarigioni del cuore, può diventare linfa vitale per una grande conversione, una via per arrivare all’essenziale, a ciò che conta davvero. Tutto dipende da noi ma la storia è nelle mani di Dio. In questi giorni la preghiera mi sta aiutando molto a cambiare lo sguardo anche su questa tragedia. Pregare non cambia la vita ma ci cambia e ci aiuta a guardare a tutte queste morti, alle fatiche dei medici, degli infermieri come a un mezzo per salvare altre vite! Se tutto quello che stiamo vivendo non ci donerà un cuore nuovo, come quello di un bimbo allora tutto sarà stato vano. Dopo una quaresima lunga e faticosa stiamo per avvicinarci alla Pasqua! Sono certa che arriverà carica di luce, di speranza per tutto il mondo, anche per chi non ha ancora conosciuto l’amore di Dio. Non significa che non ci sarà più pianto e morte, la realtà non cambierà ma se vivremo bene questo tempo saremo cambiati noi, il nostro sguardo, il nostro atteggiamento, il nostro cuore. Vorrei invitarvi quindi ancora una volta alla preghiera, ad una relazione più profonda con il Signore perché quando incontri Lui non hai risolto un problema, hai risolto la vita» (Marietta Di Sario). Auguro a ciascuno di voi di gustare in pienezza l’abbondanza e la profondità di vita che sgorga dal Mistero Pasquale. Il Signore ci conceda il dono della vita nuova. Oggi, in questa particolare situazione di sofferenza. Per le nostre persone, le nostre famiglie e la nostra Comunità diocesana.

Santa Pasqua!

Il vostro Vescovo + Vincenzo

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Giovedì Santo – Messa “in Coena Domini” in streaming dalla Cattedrale di Tursi (9 aprile, alle ore 19.30) https://www.tursitani.it/giovedi-santo-messa-in-coena-domini-in-streaming-dalla-cattedrale-di-tursi-9-aprile-alle-ore-19-30/ https://www.tursitani.it/giovedi-santo-messa-in-coena-domini-in-streaming-dalla-cattedrale-di-tursi-9-aprile-alle-ore-19-30/#respond Thu, 09 Apr 2020 15:40:54 +0000 https://www.tursitani.it/?p=3868 Questa sera, 9 aprile, alle ore 19.30, in diretta streaming ci sarà la celebrazione della Santa Messa presieduta da mons. Vincenzo Orofino, Vescovo di Tursi-Lagonegro, dalla Cattedrale di Tursi. La Curia Vescovile di Tursi-Lagonegro comunica che è possibile fruire del collegamento in diretta a partire 19.15, dalla pagina del sito internet della Diocesi dedicata (https://www.diocesitursi.it/giovedi-santo-santa-messa-in-coena-domini-presieduta-dal-vescovo-orofino-in-diretta-dalla-cattedrale-di-tursi/) […]

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Questa sera, 9 aprile, alle ore 19.30, in diretta streaming ci sarà la celebrazione della Santa Messa presieduta da mons. Vincenzo Orofino, Vescovo di Tursi-Lagonegro, dalla Cattedrale di Tursi. La Curia Vescovile di Tursi-Lagonegro comunica che è possibile fruire del collegamento in diretta a partire 19.15, dalla pagina del sito internet della Diocesi dedicata (https://www.diocesitursi.it/giovedi-santo-santa-messa-in-coena-domini-presieduta-dal-vescovo-orofino-in-diretta-dalla-cattedrale-di-tursi/)

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L’istituzione dell’Eucaristia come rito memoriale della «nuova ed eterna alleanza» è certamente l’aspetto più evidente della celebrazione odierna che del resto giustifica la sua solennità proprio con un richiamo «storico» e figurativo dell’avvenimento compiuto nell’ultima cena. Ma è lo stesso Messale Romano che invita a meditare su altri due aspetti dei mistero di questo giorno: l’istituzione del sacerdozio ministeriale e il servizio fraterno della carità. Sacerdozio e carità sono, in effetti, strettamente collegati con il sacramento dell’Eucaristia, in quanto creano la comunione fraterna e indicano nel dono di sé e nei servizio il cammino della Chiesa.

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