INTERVISTA A MARIA ANGLONA ADDUCI, CANDIDATA SINDACO DELLA LISTA “CAMBIAMO TURSI”

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Partiamo subito. Dieci anni fa è stata candidata per la prima volta ed è diventata vicesindaco, nel 2020 è stata candidata nella lista “Insieme” con il dottor Guida senza essere eletto, mentre oggi con questo nuovo gruppo e con la lista “Cambiamo Tursi” lei è la candidata a sindaco. Come si è arrivati a questa scelta?

Inizialmente la scelta era stata dettata dal gruppo di Antonio Di Matteo, Giuseppe Cristiano e al tempo c’era anche Emiliano Lauria. Loro vennero a casa mia, proponendomi di essere la sintesi dei loro gruppi, perché avevano visto il percorso politico in questi cinque anni, nonostante non fossi stata eletta, ma ho fatto sempre parte del contesto politico e anche io avevo iniziato a parlare con altre persone. Quindi, la risposta fu quella di costruire e poi di vedere quello che sarebbe successo. Dissi di costruire per creare una bella lista, poi loro si sono confrontati con i loro partiti politici, con i loro riferimenti e dissero di essere d’accordo sulla mia candidatura. Allora, iniziammo ad allargare il confronto ad altre personalità, che poi sono venute meno perché hanno fatto una scelta diversa, compresa Filomena Russo, con la quale da tempo avevamo aperto un dialogo perché aveva manifestato la voglia di fare un’esperienza politica, ma non da candidato sindaco.

Mi aveva detto che avrebbe voluto partecipare per fare appunto l’esperienza in politica e infatti avevamo fatto qualche incontro con il mio gruppo, in cui la stessa Filomena disse che dovevamo aprirci a tutti e costruire. Poi a un certo punto le strade si sono divise, ma lei fino a febbraio aveva manifestato la voglia di costruire insieme e anche pochi giorni prima che uscisse il suo nome per l’altra lista, mi aveva detto che non aveva dato nessuna disponibilità per la candidatura a sindaco. Ognuno ha fatto le proprie scelte e noi avevamo manifestato da subito la voglia di cambiare e creare un progetto alternativo. Dopo la sua decisione mi ha chiamato e ci siamo chiarite, perché il rapporto al di fuori della politica resterà sempre, io sono la sua testimone di nozze e le ho detto di essere libera di fare la sua scelta così come lo sono stata io. Avevamo sempre parlato di cambiamento, rimanere alla fine nel contesto attuale di continuità non era nei miei pensieri. Ho voluto costruire qualcosa di diverso, indipendentemente dalle figure perché ognuno ha un modo differente di lavorare e di amministrare.

Io mi ero allontanata già cinque anni fa e non sono stata mai né avvicinata né mi sono avvicinata, quindi non vedevo il senso di fare una lista con loro perché non abbiamo nessuna esperienza in comune. Anzi dirò di più, proposi di portare avanti un progetto che era già presente in comune ed era stato presentato dall’agronomo Michele Delfino: questo progetto prevede una riqualificazione della Pineta attraverso la creazione di un parco avventura, un percorso fitness e tanto altro. Ho cercato di ripresentarlo e l’amministrazione organizzò una giornata dedicata alla Pineta con l’assessore Carmela Castronuovo, ma io non fui mai contattata. Perciò mi sento molto lontana dal loro mondo, ho una visione diversa della politica e ho continuato a lavorare con gli altri gruppi che si erano creati e quando il cerchio si è allargato, giustamente, c’era chi proponeva Antonio Di Matteo come sindaco e altri che proponevano Giuseppe Cristiano. Abbiamo discusso democraticamente su questa figura, ma per quanto riguarda il programma ci siamo messi a tavolino e lo abbiamo elaborato toccando i temi più vari. In quel momento si è creata un’armonia, una collaborazione da parte di tutti perché pensiamo che ci sia bisogno di un cambiamento, di una svolta, di una visione diversa.

Poi c’è stato un periodo dove io mi sono un po’ allontanata perché volevo dare spazio ai gruppi che più ritenevano opportuno che Di Matteo fosse il candidato sindaco ideale per loro, quindi ho detto mi allontano di modo tale che loro si sentano liberi di fare una scelta, però ho lasciato i candidati che erano vicini a me per dire: guardate io ci sono, faccio riflettere a voi, vi do spazio, scegliete la persona che più ritenete opportuna. Lì non si è arrivati comunque a una sintesi, allora alla fine fanno altre proposte di persone civiche, una di queste non accettò questo incarico e sono arrivati poi alla figura del dottor Fedele Mormando, il quale propose due condizioni: la prima che ci dovevo essere io all’interno della lista e la seconda era quella di avere anche Carmela Castronuovo nella squadra.  È venuto da me, abbiamo discusso, inizialmente gli avevo detto di no perché volevo dare spazio giustamente a quello che si era anche creato dall’inizio, però lui mi ha dimostrato capacità e forza nel gestire la cosa e gli ho dato la mia totale disponibilità. Lui mi aveva anche fatto la proposta di ricoprire il ruolo da vicesindaco in caso di vittoria: fu una proposta ingenua, poiché sapeva che avevo già ricoperto questo ruolo. Infatti, fece una proposta anche a Carmela, che inizialmente disse di non volersi candidare, ma avevo anche sentito che la proposta fatta a me aveva suscitato un po’ di fastidio. Quindi, ho richiamato Mormando e ho detto di non voler nessun ruolo prestabilito e di candidarmi liberamente e poi in caso di vittoria chi prenderà più voti farà il vicesindaco, tutto per far sentire libere le persone di concorrere. Successivamente, a due giorni dalla presentazione della lista, ci siamo rincontrati tutti insieme, forse eravamo più di trenta persone, e in quel momento Mormando ha detto di aver deciso di fare un passo indietro pur sostenendoci dall’esterno e propose il mio nome, dicendo che io ero la persona più adatta per ricoprire questo ruolo. Lui ha chiesto ad ognuno dei presenti se acconsentivano a questa scelta e tutti hanno accettato, devo dire che non me l’aspettavo e più volte ho detto al dottore che doveva farlo lui perché era riuscito a riunirci tutti insieme, ma ha ripetuto di nuovo la sua domanda e tutti per una seconda volta hanno accettato il mio nome.

Quindi possiamo azzerare le critiche fatte nei due comizi dal sindaco uscente Cosma della scelta arrivata l’ultima sera.

Si, su questo non si discute. Non è stata una scelta dell’ultima sera, perché la scelta su di me è ricaduta dal primo giorno, le discussioni che ci sono state, i confronti sono stati fatti per trovare una quadratura totale della situazione. Ogni persona ha la sua ambizione com’è giusto che sia, ma noi abbiamo iniziato a costruire più di un anno e mezzo fa con Cristiano  e Di Matteo e tanti altri amici. Non abbiamo mai discusso o litigato sui programmi, abbiamo sempre avuto dei confronti pacifici costruendo le nostre relazioni in modo sano e corretto. Ogni incontro è stato costruttivo ed è servito a compattarci.”

Infatti, all’interno della vostra lista racchiudete personalità diverse, che vanno da Antonio Di Matteo a Leandro Verde, da Giuseppe Cristiano a Maria Francesca Santagata e tutti gli altri candidati. È questa la vera rappresentanza di cambiamento per la città di Tursi?

Si, io penso che quando si vanno a creare delle liste si ha a che fare con diverse personalità, diversi caratteri. Siamo tutti delle persone diverse, con il proprio passato e le proprie idee ma abbiamo deciso di sposare un progetto comune. Mi soffermo, soprattutto, su due ragazzi che sono Filomeri Bruneo e Domenico Gulfo: io li conoscevo, ma non avevo mai parlato di argomenti politici e la loro determinazione, la loro grinta mi ha sbalordito e sono grata del loro sostegno. La nostra comunità ha bisogno dei giovani in ogni contesto, prendendo il meglio da loro. Bisogna confrontarsi e arrivare ad una sintesi che porti dei risultati e credo che è questo che noi abbiamo fatto.”

Passando ad analizzare il programma, lei ha già parlato di un progetto, ma ha parlato anche di legalità in una recente intervista e di altri aspetti come il decoro urbano, la raccolta dei rifiuti e tanto altro. Le chiedo, quindi, se può riassumerci i punti cardine del vostro programma elettorale.

Allora, noi vogliamo dare idee attraverso un obiettivo comune, perché a Tursi siamo poche anime, ci conosciamo tutti, alla fine tutti vedono e parlano di quello che accade. Se uno di noi ci mettesse veramente l’anima e il cuore nel fare le cose in un modo giusto, secondo me tutti ci apprezzerebbero, nel senso se ci sono degli incarichi, dei lavori, delle opportunità e si fa una vera e propria rotazione tra i giovani, tra gli anziani, tra le ditte, tra i professionisti, nessuno si potrebbe lamentare, perché alla fine tutti avrebbero poi il giusto riconoscimento di far parte di questa comunità. Un’altra cosa importante è l’immagine del paese che nel tempo si è indebolita, che si è persa. Negli anni ’80 e ’90 Tursi era uno dei centri più importanti della provincia di Matera: l’istituto scolastico accoglieva circa 1.200 studenti provenienti dai paesi limitrofi. Successivamente, una serie di vicende ha segnato negativamente il territorio, contribuendo a un progressivo allontanamento da quel ruolo centrale. Nel frattempo, altri territori si sono sviluppati, anche attraverso nuovi istituti, penalizzando ulteriormente un paese già geograficamente isolato. Oggi è necessario un cambio di rotta: costruire relazioni con i comuni vicini, in particolare con Policoro, che è in forte espansione grazie ai fondi ricevuti, all’ampliamento della zona PIP e ai progetti previsti nell’area dell’ex zuccherificio. Questi interventi porteranno opportunità di lavoro e sviluppo. Anche sul piano turistico bisogna fare di più. La Rabatana rappresenta un punto di interesse, così come la chiesa di Santa Maria Maggiore, mantenuta aperta grazie all’impegno di persone disponibili. Tuttavia, l’offerta si ferma lì. Occorre costruire una rete turistica con altri comuni, creando veri e propri pacchetti integrati: visita al museo di Policoro, tappa a Valsinni, passaggio a Tursi e viceversa. Questo consentirebbe di aumentare i flussi e generare nuove entrate, ma è indispensabile offrire servizi adeguati. Attualmente, infatti, il centro storico presenta diverse criticità: spazi sporchi e trascurati, servizi igienici inadeguati, difficoltà nell’accoglienza dei visitatori che arrivano in pullman. Alcune attività locali cercano di sopperire, ma non è sufficiente. Il Comune deve partire da una ricognizione precisa dei servizi mancanti, valutare ciò che esiste e pianificare interventi graduali per migliorare la situazione nel corso dei prossimi anni. Oltre alla riqualificazione della Pineta, con un progetto di recupero dell’area, ma anche con percorsi attrezzati e un parco avventura. In questo contesto si inseriscono anche le aziende agricole e le fattorie didattiche che hanno investito sul territorio. È fondamentale creare una rete tra tutti gli operatori locali e con quelli dei paesi vicini: solo così si può crescere. Restare isolati non è più sostenibile. Per invertire questa tendenza, Tursi deve diventare attrattiva. Alla base di tutto deve esserci un principio imprescindibile: legalità e trasparenza. Ogni servizio, appalto o intervento pubblico deve essere gestito in modo chiaro e corretto. Parallelamente, bisogna sostenere tutte le attività economiche, dalle più piccole alle più grandi, comprese quelle della zona PIP e realtà produttive importanti che offrono occupazione. È necessario stare vicino a queste aziende, così come alle persone, senza dimenticare chi vive situazioni di difficoltà. Ci sono giovani che non riescono a superare momenti complicati: la comunità non può abbandonarli, ma deve creare condizioni di supporto, anche con il contributo della Chiesa e delle istituzioni sociali.

I finanziamenti pubblici devono essere gestiti con attenzione: non basta ottenerli, bisogna seguirli nel tempo. I progetti vanno adattati al contesto reale, perché chi vive il territorio conosce meglio le esigenze rispetto a chi lo progetta dall’esterno. Un esempio concreto riguarda la gestione dei rifiuti: soluzioni valide sulla carta possono rivelarsi poco funzionali nella pratica, soprattutto in un territorio con frazioni distanti. È quindi necessario valutare ogni intervento anche in termini di efficienza e risparmio, eliminando eventuali sprechi e reinvestendo le risorse in servizi utili o riduzioni dei costi per i cittadini. Il lavoro deve essere di squadra, valorizzando le competenze di ciascuno.L’obiettivo è affrontare i prossimi cinque anni con spirito di cambiamento, adattando il programma alle esigenze che emergeranno nel tempo, ascoltando i cittadini e costruendo un’agenda concreta di interventi. Ci sono poi risorse specifiche, come i fondi di compensazione legati alla presenza dell’Enea, che possono essere utilizzati per riqualificare progressivamente diverse aree del territorio, a partire dall’illuminazione. Alcune zone, soprattutto nel centro storico, risultano abbandonate. Qui vive anche una presenza significativa di cittadini stranieri: l’accoglienza è importante, ma deve essere gestita in modo equilibrato, evitando concentrazioni che non favoriscono una vera integrazione. Per quanto riguarda le frazioni, sono stati individuati referenti locali, come Michele De Marco e Jacopo Mastrosimone, per raccogliere le esigenze dei cittadini. Tra le priorità emerge il problema dell’acqua in alcune zone di Panevino, dove si verificano frequenti interruzioni: una situazione che richiede un intervento concreto. Allo stesso modo, è importante garantire attenzione e rappresentanza anche a queste realtà, spesso più distanti dal centro. Un altro elemento fondamentale è il ruolo dei dipendenti comunali: sono il motore dell’amministrazione, garantendo loro strumenti adeguati e un ambiente di lavoro sereno. Dove mancano figure professionali, si potranno prevedere nuovi inserimenti attraverso concorsi, nel rispetto delle possibilità previste. Amministrare non è semplice, ma con buon senso, attenzione alle risorse e spirito di responsabilità si può affrontare questa sfida. Il Comune deve essere visto come una famiglia allargata, in cui tutti contribuiscono al benessere collettivo.

Ci avviamo verso la fine: lei che cambiamenti nota in questi dieci anni, da quando ha iniziato a fare politica e qual è il suo sogno se diventasse sindaco?

Negli ultimi anni si è percepito un certo sconforto tra i cittadini, quasi una rassegnazione. Tuttavia, si nota anche una maggiore partecipazione dei giovani, desiderosi di cambiamento. Questo rappresenta un segnale positivo. L’obiettivo è lasciare un segno concreto nella comunità, senza cambiare la propria identità personale. Il ruolo amministrativo non deve trasformare la persona, ma valorizzarne i principi. Il desiderio è quello di contribuire a costruire un paese più bello, accogliente e capace di generare sviluppo economico duraturo. Tra i progetti più significativi c’è la riqualificazione del convento di San Francesco, con l’idea di trasformarlo in un polo attrattivo — universitario, scientifico o culturale — capace di generare economia stabile nel tempo. Una struttura del genere porterebbe persone, servizi e indotto per tutto il territorio. A livello personale, l’aspirazione è essere ricordati come un sindaco vicino alla gente, capace di rappresentarla davvero. Il territorio ha valori, tradizioni e qualità della vita che vanno preservati e valorizzati, anche attraverso il sostegno all’agricoltura e alle attività locali. Tra le iniziative previste, anche la creazione di uno spazio sul sito del Comune dedicato alle offerte di lavoro, per facilitare l’incontro tra domanda e offerta e favorire la collaborazione tra cittadini e imprese. Infine, grande attenzione al rispetto delle regole. Le associazioni rappresentano una risorsa importante, ma l’utilizzo degli spazi pubblici deve avvenire con responsabilità. Le strutture sono di tutti e vanno rispettate: chi le utilizza deve contribuire, almeno per quanto riguarda le utenze, quando necessario. Lo stesso vale per il rispetto degli spazi comuni, come i parcheggi e i marciapiedi. Comportamenti scorretti creano disagi, soprattutto per le persone più fragili. Il rispetto delle regole è una forma di rispetto verso gli altri. Se necessario, verranno applicate sanzioni: non per punire, ma per ristabilire ordine ed equità. Il cambiamento passa anche da qui, dal superare abitudini sbagliate e costruire una comunità più giusta e responsabile.

Per concludere, questa è una campagna elettorale che si sta svolgendo molto sui social, con modalità e linguaggi nuovi. Anche tu hai espresso il tuo pensiero online, augurando una campagna serena, senza personalismi e basata sui contenuti, come hai fatto anche adesso. Hai rivolto inoltre un saluto e un augurio alla tua contendente, anche alla luce del vostro rapporto.

“Gli auguri che ho fatto riguardano il piano politico, mentre l’amicizia è un’altra cosa. Con Filomena c’è un rapporto che si è costruito negli anni, quindi se dovessi mettere da parte questo legame personale, probabilmente oggi non parlerei nello stesso modo. Sto semplicemente distinguendo la politica dall’amicizia. Ci conosciamo bene entrambe: lei sa chi sono io e io so chi è lei. L’unica cosa che mi dispiacerebbe davvero è perdere non per merito, ma a causa di scorrettezze. Questo è ciò che non accetterei. Ho fatto sport fin da piccola, sono una persona sportiva: so vincere e so anche perdere. Se arriveranno provocazioni o illazioni, voglio essere chiara: i cittadini ci conoscono, e certe strumentalizzazioni non servono a nulla. Accuse e polemiche fatte oggi, a ridosso delle elezioni, sono solo strategie politiche. Questi atteggiamenti possono forse ingannare qualcuno nel breve periodo, ma alla lunga la verità viene fuori. Se davvero si tiene al territorio, bisogna comportarsi con serietà, parlare di progetti e di ciò che si vuole realizzare. Poi saranno i cittadini a scegliere. Se sceglieranno la continuità, noi lo rispetteremo: il voto è espressione della volontà popolare e va sempre accettato. Qui non si tratta di conquistare qualcosa, ma di assumersi una responsabilità. Lo so bene perché ho già avuto esperienza amministrativa. Io ho scelto un percorso di cambiamento, perché è ciò che mi hanno chiesto i cittadini.”

Giulio Cesare Virgallito

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