È DI PIO XI LO STEMMA SULLA CATTEDRALE DIOCESANA DELL’ANNUNZIATA DI TURSI

Diocesi - Chiesa
La Cattedrale dell’Annunziata di Tursi, in alto lo stemma di papa Pio XI

È DI PIO XI LO STEMMA SULLA CATTEDRALE DIOCESANA DELL’ANNUNZIATA DI TURSI

Immagini sbiadite dal tempo ci danno comunque indizi dell’antica collocazione di uno stemma, che non è quello attuale, sulla facciata principale della chiesa (XV secolo) di Maria SS. Annunziata (o di Santa Maria Annunziata oppure della Vergine Annunziata), più semplicemente dell’Annunziata. Il luogo di culto fu elevato a cattedrale da Paolo III (all’anagrafe Alessandro Farnese; Canino, VT, 29 febbraio 1468 – Roma, 10 novembre 1549, papa dal 1534 alla sua morte), quando trasferì la sede vescovile da Anglona a Tursi, ufficializzandola con la seconda bolla del 26 marzo 1546, per sanare contrasti locali, poiché lo stesso pontefice con la lettera papale dell’anno prima l’aveva assegnata alla chiesa di San Michele Arcangelo (XI secolo). La sistemazione dello stemma di papa Pio XI, poiché di questo si tratta, nella cattedrale diocesana tursitana risale indubbiamente al XX secolo. Ulteriori elementi ci consentono adesso di datare l’evento con precisione, illustrandone le ragioni ed escludendo qualsiasi ambiguità proprio sui motivi, sul quando e perché.

Stemma del papa PIO XI

In sintesi: la volta della chiesa crollò appena dopo la fine della messa cantata, alle ore 12,30 del 7 agosto 1927, e per mera casualità non causò una tragedia; i danni furono notevoli, tanto che la caduta sconquassò il pavimento fino a scoprire le tombe sottostanti; il vescovo della diocesi, mons. mons. Ludovico Cattaneo, O.M.I. † (a Tursi dal 15 settembre 1923), informò subito il Santo Padre della disgrazia; l’anno dopo, il 6 luglio 1928, mons. Cattaneo fu trasferito ad Ascoli Piceno e la diocesi di Anglona e Tursi rimase senza vescovo, per due anni; nel periodo del fascismo, quindi per oltre sei anni e otto mesi, la cattedrale fu chiusa al culto; la ricostruzione trovò un notevole impulso dal 29 luglio 1930, con l’arrivo del nuovo vescovo, mons. Domenico Petroni, il quale si recò più volte a Roma per chiedere il sostegno del Papa, cosa che ottenne; in segno di gratitudine, il Vescovo fece apporre il grande “sigillo” del Capo della Chiesa; la Cattedrale fu riconsacrata il 26 aprile 1934, nel 25° anniversario sacerdotale dello stesso Vescovo; l’anno successivo, il 1º aprile 1935,  mons. Petroni fu traslato anch’egli, con la nomina a vescovo di Melfi-Rapolla. E di tutto questo, stranamente, si era persa la memoria. Ma grazie al maestro Elementare e poi Direttore didattico Vincenzo Cristiano, il più grande cronista del suo tempo, sia pure con le rime in dialetto e in italiano, ne abbiamo una ricostruzione fedele pubblicata nel libro “Foglie secche e note gaie” (1951).

Dei vari interventi soprattutto straordinari che hanno interessato la grande chiesa tursitana, e che ne hanno modificato non poco l’iniziale impostazione interna ma anche esterna, mi sono già occupato nell’articolo “Vescovi, lavori, chiusure e crolli nella Cattedrale di Tursi, nei secoli(Tursitani.it, 10 febbraio 2021), nel quale annotavo:

<<Nel corso dei secoli, la cattedrale diocesana dell’Annunziata (XV secolo) di Tursi e l’annessa sagrestia sono stati oggetto di interventi anche considerevoli, resi necessari da varie cause naturali e da altre fatalità che hanno provocato danni sovente rilevanti, considerando pure che talvolta si è evitata di poco la tragedia. Tutto ciò ha modificato sensibilmente l’iniziale assetto strutturale, già dalla seconda meta del XVII secolo, con alcuni successivi stravolgimenti, Da ricordare almeno i danni del 1726 (Antonio Nigro), del 1901 (Rocco Bruno) e l’ultimo doppio incendio nelle notti dell’8 e 11/12 novembre 1988, dei quali siamo stati testimoni assieme a una moltitudine di compaesani. Ma nel secolo trascorso accadde un altro incidente (ne riferiscono sia Wikipedia sia Rocco Bruno, e Nicola Crispino nel sito ufficiale del Comune, ma senza citazione della fonte e senza consapevolezza delle enormi dimensioni). Dobbiamo invece al maestro e direttore didattico Vincenzo Cristiano (Tursi, 17 agosto 1865-21 maggio 1952), come “poeta-cronista” della vita quotidiana a cavallo dei due secoli, la conservazione della memoria nella raccolta di poesie Foglie secche e note gaie (Tursi, 1951), nella sezione Musa Paesana, il maestro Cristiano scrive e pubblica l’ode “In Ricorrenza Della Riconsacrazione Della Cattedrale e del 25° anniversario sacerdotale di S.E. il Vescovo Don Petroni, 26 aprile 1934”, dalla quale si apprende che “la Cattedrale, per caduta della volta, era rimasta chiusa al culto dalle ore dodici e mezzo del 7 agosto 1927”, quindi il crollo si era verificato mezzora dopo la messa cantata, perciò “miracolosamente non vi fu alcuna vittima”. I danni furono ingenti e scoprirono anche le tombe sottostanti: “a veder sì mal ridotto, / tanto dentro che fuori, / il bel tempio de’ nostr’avi, / ne soffriva tanto il cuore // A veder le tombe aperte // Per codesto gran precipizio / per sti ruderi e ste rovine”. La disgrazia capitò durante l’episcopato di mons. Ludovico Cattaneo, O.M.I. † (15 settembre 1923 – 6 luglio 1928 nominato vescovo di Ascoli Piceno), di Saronno, in provincia di Varese. “Fu Cattaneo ad informare / lui pel primo il Santo Padre”. Dunque, la cattedrale rimase chiusa al culto, nel periodo del fascismo, oltre sei anni e otto mesi, fino al 26 aprile 1934, quando fu riconsacrata. Con l’arrivo di mons. Domenico Petroni (29 luglio 1930 – 1º aprile 1935 nominato vescovo di Melfi-Rapolla), nato il 5 ottobre 1881 a Cervicati, in provincia di Cosenza, la ricostruzione trovò un notevole impulso. Benché fosse “piccolo” fisicamente, il vescovo era dotato di elevata intelligenza, carattere e statura morale e spirituale, e gli storici non soltanto ecclesiastici gli hanno riconosciuto il merito di aver “restaurato ed abbellito la Cattedrale e fondato l’asilo vescovile”. Cristiano scrive dell’arrivo del vescovo come un dono della Vergine di Anglona e della riapertura come un “miracolo”, considerando i primi esiti interlocutori dei tanti viaggi romani del monsignore e poi l’improvvisa e provvidenziale decisione favorevole del papa Pio XI (dal 1922 alla morte), all’anagrafe Ambrogio Damiano Achille Ratti (Desio, 31 maggio 1857 – Città del Vaticano, 10 febbraio 1939): “Quante volte andaste a Roma? / Quante volte andaste apposta / a pregare il Santo Padre / e a cercar con faccia tosta? // Ed il Santo Padre amato, / così buono e così saggio, / non vi ha dato forse tutto: / pane, vino e companatico? // Benedetta quella mano / ch’ha elargito tanto aiuto! / Benedetto il Santo padre / che baciamo col pensiero!”.  Adesso si comprende meglio il riferimento al restauro, necessitato, e l’indubitabile valore dell’azione di mons. Petroni, “sopportando anche lui / tante brighe e stante spese”.>>

Salvatore Verde   ©

Ringrazio gli amici Carmine Morisco e Luciano Virgallito, rispettivamente per la sollecitazione storica e per la foto dello stemma.

Bibliografia essenziale ©

  • Verde S., “Vescovi, lavori, chiusure e crolli nella Cattedrale di Tursi, nei secoli” (Tursitani.it, 10 febbraio 2021)
  • D’Angella R., Ricerca genealogica della famiglia Panevino per John Giorno, 1550-1936, documentazione inedita.
  • Satta F., Dizionario Biografico degli Italiani Treccani, Volume 42, 1993.
  • Nigro A., Memoria topografica istorica sulla Città di Tursi e sull’antica Pandosia di Eraclea oggi Anglona, Tipografia di Raffaele Miranda, Napoli, 1851; ArchiviA, Rotondella, MT, 2009.
  • Bruno R., La Cattedrale della SS. Annunziata Note storiche ed artistiche, Grafidea Policoro, MT, 2000.
  • Cristiano V., Foglie secche e note gaie, Tipografia degli Orfanelli, S. Rocco di Tursi, 1951; ArchiviA, Rotondella (MT), 2006.

Una lapide, posizionata dentro la chiesa per volere del Vescovo, conferma: D.O.M. / Turrim hanc sacram diu dirutam / Praesul / Dominicus Sabbatinus Strongytem / Propriis sumptibus / construere et aedificare fecit / Anno Domini 1718. (s.v.)

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