I Sabarese/Savarese/Sabbarese di Tursi (1600-1818)

Storia di Tursi
La sede della Congregazione dell’Oratorio di San Filippo Neri e, appena sotto, la chiesa dedicata al Santo (foto 2005)

I Sabbarese sono stati inclusi nell’elenco dei 322 cognomi di famiglie esistenti a Tursi nel 1650, pubblicato dallo storico locale Rocco Bruno (Tursi, 5 gennaio 1939 – 6 gennaio 2009), nel suo libro Le famiglie di Tursi dal XVI al XIX secolo (Romeo Porfidio Editore, Moliterno, PZ, 1989).  L’importante studioso autodidatta del nostro tempo non ha dubbi, pur mancando nel testo la scheda genealogica di riferimento.

Tra i primi identificati in atti ufficiali, alla fine del 1500, risultano Antonio Savarese e Grazia Iuliano, genitori di Antonia Savarese, la quale ha poi come tutore testamentario il magnifico Angelo Savarese (Sabarese). Dalla ricercatrice pugliese Rosanna D’Angella[1], archivista valorosa, ricaviamo quel riferimento dallo straordinario documento del 31 ottobre 1675 (notaio Leonardo Antonio de Mellis, Tursi):

<<Per ovviare all’insorgere di controversie giudiziarie, il magnifico clerico Francesco de Sion di Pisticci, padre e tutore di Roberto, Camillo, Giuseppe, Ippolita, Grazia e Antonia de Sion, figli nati in costanza di matrimonio con la fu Margarita Iuliano di Tursi, nec non il magnifico Marc’Antonio Giordano di Tursi, procuratore di sua moglie Anna Maria Iuliano, nec non il magnifico Angelo Savarese (Sabarese), tutore testamentario di Antonia Savarese, figlia nata dai fu Antonio Savarese e Grazia Iuliano, convengono con il magnifico U. J. D. Matteo Panevino, procuratore di sua moglie Ottavia Iuliano, sulle modalità necessarie per provvedere alla divisione dell’eredità lasciata “tanto dal fu Contatore Camillo Iuliano, quanto dalli fu dottor Francesco e capitan Onofrio Iuliano, figli del detto Camillo”, padre anche di Ottavia, Anna Maria e delle fu Margarita e Grazia Iuliano, nondimeno dell’eredità lasciata dalla fu Cornelia Latronico, moglie in prime nozze del suddetto  Camillo e comune madre dei suddetti Iuliano, rimettendosi quindi all’arbitrio del dottor Giovanni Antonio Guida, arcidiacono della chiesa Cattedrale di Tursi, e del magnifico dottor Giacomo Mazzei, i quali nel lasso di tre mesi avrebbero dovuto dividere la suddetta eredità equamente e senza che nessuna delle parti potesse in futuro ricorrere in appello circa le loro decisioni.>> 

Nel XVIII secolo (notaio Pietro Nucito seniore, Tursi, 5 ottobre1734), i ricchissimi e assai religiosi Sabarese si imparentano con i grandi nobili locali, come i Picolla, e  intrecciano in modo indissolubile i legami con la nobile, potente e altrettanto ricca famiglia Panevino di Tursi. Come usava allora, ciò avveniva attraverso i matrimoni, a partire da Nicolò Sabarese, di Tursi, che sposò la magnifica Giulia Panevino. Dal matrimonio nacquero almeno quattro figli maschi e una femmina, Francisco Maria, Giambattista (? – 1773) (o  Giovan Battista), Giannantonio, Maria Cherubina (1732-1818) e Michele Sabarese (1733-1818). Tranne il terzogenito, i tre figli maschi entrarono nella Congregazione dell’Oratorio di san Filippo Neri e la figlia si ritirò a vita contemplativa nel Conservatorio delle Donzelle Nobili. Dopo aver fatto il testamento, Nicolò muore  e, pochi anni dopo, la vedova e il figlio, p. Francisco Maria Sabarese, agenti ed intervenienti anche perGiambattista, Giannantonio e Michele Sabarese, figli e fratelli  di minore età, vendono al canonico don Francesco Ottato un terreno di trenta tomoli nella contrada detta di Santa Maria Le Vigne per centoquindici ducati (notaio Gaetano Nocerito, Tursi, 22 febbraio 1740). Nel tempo, che dura tutto il XVIII secolo, i fratelli religiosi sono tutti destinatari di riconoscimenti anche nella intera comunità, per la loro rettitudine e nobiltà d’animo. Se padre Francesco Maria Sabarese è una figura di vasta cultura religiosa, biblica e storica e forse di maggior prestigio della famiglia, padre Giovanni Battista ha di certo avuto più potere ecclesiastico nella Congregazione e nelle “relazioni esterne”, mentre padre Michele pur ereditando fama, potere e stima, si segnala per le sue qualità umane.

P. Francesco Maria Sabarese è ricordato e citato sovente per aver scritto una quasi biografia di padre Andrea Picolla (Tursi, 22 marzo 1666 – 1730), due anni dopo la morte del religioso, nel 1732, quando lui era entrato da poco nella stessa Congregazione dell’Oratorio di san Filippo Neri. Il venerabile p. Andrea fu un vero capo spirituale, grande predicatore e priore della Congregazione dell’Oratorio di san Filippo Neri di Tursi, spentosi a 64 anni con un alone di santità, poi riconosciuto Servo di Dio. Il manoscritto[2] agiografico, di 79 pagine (includendo la premessa di dieci pagine e la conclusione di nove), “aperto a tutti gli espedienti della retorica adulatoria e celebrativa con il trionfo dello stile barocco” (M. Crispino), è dedicato alla grandissima famiglia Donnaperna, di lontane origini lombarde, per riconoscenza della loro generosità, ma soprattutto, dettagliò l’aureola di santità di p. Andrea, ingigantita anche post-mortem. Il testo confermò la notorietà dell’autore, sempre rispettato e stimato nella comunità diocesana e oltre. Dopo aver frequentato gli studi ginnasiali con Giuseppe e Filippo Maria Donnaperna, Francesco Maria entrò nella Congregazione dell’Oratorio quando p. Andrea Picolla era già morto, e ne scrisse subito la vita. In precedenza, p. Francesco Maria Sabarese fu cappellano e rettore  della Cappella di S. Nicola, eretta dentro l’insigne Chiesa Collegiata di Tursi, vacante per la morte del rev. don Leone Orlando di Napoli. La presentazione e nomina dell’incarico di padre Francesco Sabarese avvenne il 21 maggio 1750 (notaio Gaetano Nocerito, Tursi), da parte dell’arcidiacono don Saverio Panevino, dell’arciprete don Filippo Panevino e del dottor Francesco Panevino, fratelli germani[3]; del rev. don Biagio Panevino; come pure di Francesco Antonio Panevino, del canonico don Michele Panevino e del canonico don Matteo Panevino, fratelli germani pure loro. I rapporti con i Panevino e tra gli stessi fratelli Sabarese restarono sempre ottimi, caratterizzati da reciproca stima e intenso affetto. P. Francesco Maria Sabarese, con il fratello Michele, novizio, e con Don Camillo Panevino e don Matteo Panevino, sono tra i testimoni del testamento nuncupativo (notaio Gaetano Nocerito, Tursi, 10 settembre 1750) del rev. don Nicola Orlando (figlio di Francesco Antonio Orlando) nel quale istituisce erede universale suo fratello Giuseppe Orlando, marito di Benedetta Toscano.L’anno dopo, siamo nel 1751, i due fratelli Sabarese, padre Francesco Maria e padre Giambattista, donano al fratello Michele Sabarese, novizio, diversi beni stabili e rendite “a titolo di patrimonio sacro” (notaio Giovan Battista Pasca, Tursi, 23 febbraio 1751).

Il 7 settembre 1764, i fratelli baroni Filippo Maria e Giuseppe Paolo Donnaperna, presentarono la nomina a cappellano della Cappella dello Spirito Santo, di giuspatronato della famiglia Donnaperna, vacante per la morte del canonico don Michele Panevino (notaio Gaetano Nocerito, Tursi), di P. Giambattista Sabarese (secondogenito di Nicolò e di Giulia Panevino). L’ascesa di padre Giambattista è proseguita fino ad assumere l’incarico di Preposito della Congregazione dell’Oratorio di S. Filippo Neri di Tursi. Poi è stato nominato nuovo rettore della cappella di S. Nicola di Bari, nella chiesa collegiata di S. Maria Maggiore in Rabatana, di giuspatronato della famiglia Panevino, a seguito della morte di suo fratello, padre Francesco Maria Sabarese; la presa di possesso della nomina avvenne il 12 maggio 1773 (notaio Leonardo Antonio Pasca, Tursi). Come usava a quei tempi, padre Giovan Battista Sabarese ebbe anche altri incarichi fiduciari di “privati”.Ad esempio, fu procuratore di donna Grazia Panevino e “in tale qualitàvende a Vincenzo Materano (notaio dal 1779) di Tursi per il prezzo di ducati centocinquanta due case soprane, cioè la cocina e camera attaccata site dentro il palazzo” del fu canonico don Matteo Panevino, costituenti parte dei beni zierni ereditati dalla suddetta Grazia insieme a sua sorella Cassandra Panevino (notaio Vincenzo Santoro, Tursi, 23 ottobre 1775). La complessità dell’azione quotidiana di p. Giovan Battista, anche nel dirimere controversie, chiamato come garante, si palesa ancor più con l’autorevolezza dei suoi atti, e questo lo porta ad acquistare al costo di tenta ducati tre schede di Protocolli, ovvero tredici volumi del notaio Bonello Colella, venti dei notai Giovanni e Amico Donadei, due del notaio Pietro Antonio La Soldata, per un totale di trentasei volumi e diversi fascicoli e pergamene (notaio Vincenzo Lauria, Tursi, 18 novembre 1787), tutti comprati dal dottor fisico Pietro Antonio Spadetta, figlio ed erede di Rosa Papano.

L’anno dopo, p. Giambattista è governatore del Conservatorio delle Donzelle Nobili di Tursi, assieme al rev. dottor canonico Francesco Antonio Capitolo; così, con il consenso del rev. don Gennaro Santamaria, procuratore, e della madre priora donna Maria Battista del Paradiso, danno il permesso al dottor Gaetano Panevino di versare la somma di cento ducati per limosine e dote destinate alla figlia nata dal matrimonio con donna Costanza d’Erario, cioè donna Caterina Panevino, che prenderà i voti col nome di madre Maria Fedele del Salvatore, e di assegnare anche un vitalizio di annui ducati venticinque e due barili di vino e due di musto (notaio Vincenzo del Quaglia, Tursi, 7 febbraio 1788).

Sul finire del secolo, emerge per bontà e importanza il più giovane dei fratelli, il maturo e degno padre Michele Sabarese, anch’eglipreposito della Congregazione dell’Oratorio S. Filippo Neri di Tursi, quasi una successione nell’incarico dopo il fratello Giovan Battista. Il rev. padre Michele, in data 1° aprile 1793, istituì un pio monte per il mantenimento di sei alunni nell’Oratorio di S. Filippo Neri di Tursi, “a ciascuno dei quali sarebbe spettato un assegno annuale di ducati cinquanta, dotando detto monte dell’annua rendita di ducati 348 e grana 68 ½  in perpetuo, proveniente da censi enfiteutici (notaio Vincenzo Lauria, Tursi, 1793)”. Il suo rilievo assoluto è deducibile dalla presenza nel ristretto gruppo chiamato ad attestare  addirittura l’antica nobiltà della famiglia Donnaperna, di cui gode almeno dal XVII secolo, e questo viene certificato in atti (notaio Vincenzo Matarano, Tursi, 31 agosto 1796) dal barone Giannandrea Brancalasso, padre Michele Sabarese,il dottor Gaetano Panevino, il dottor Filippo Capitolo, il dottor Nicola Giordano, il dottor Marcantonio Giordano, il dottor fisico Biagio Andrea Picolla, il dottor medico Tommaso Catanzaro e il magnifico Lazarino Rocco, praticamente i maggiorenti (sul piano politico ed economico, appunto) della Città di Tursi. La familiarità con i Panevino, il crescente ed accentuato prestigio e la dignità religiosa hanno la loro importanza, tanto che  p. Michele è nominato esecutore testamentario nell’atto del testamento nuncupativo (notaio Leonardo Antonio Pasca, Tursi, 12 luglio 1797) del dottor Gaetano Panevino, civile (sposato con Donna Costanza d’Erario, genitori  di tre figlie, gentildonne monacate decenni prima: Maria Carmela, Geronima/madre Maria Vincenza e Caterina/madre Maria Fedele, tutte nel Conservatorio delle Donzelle Nubili).

Nel 1818, madreMaria Cherubina Sabarese, monaca professa nel Conservatorio delle Donzelle Nobili di Tursi, fa testamento (notaio Vincenzo Matarano, Tursi, 12 febbraio 1818) e pochi giorni dopo, muore, a 86 anni, il 16 febbraio 1818 (Stato civile di Tursi, atti di morte); nello stesso anno, il 26 febbraio, muore anche don Michele Sabarese,a85 anni (Stato civile di Tursi, atti di morte, 1818), sacerdote nell’Oratorio di S. Filippo Neri di Tursi.

Salvatore Verde © 


[1] D’Angella R., Ricerca genealogica della famiglia Panevino per John Giorno, 1550-1936,  documentazione inedita. Il suo è un esemplare lavoro genealogico su John Giorno ( (New York, 4 dicembre 1936 – 11 ottobre 2019), poeta e artista (italo)americano, discendente della grande famiglia dei Panevino, la quale ha avuto ramificazioni almeno in Puglia, a Lecce, poi a Tursi, a Nova Siri e ad Aliano.

[2] Il testo in latino di Francesco Maria Sabarese è stato magnificamente tradotto negli anni Ottanta del Novecento dal prof. Michele Crispino (Colobraro, MT, 30 luglio 1921 – Vicenza, 21 dicembre 2017), con il titolo Andrea Picolla la congregazione dell’Oratorio di Tursi, e poi pubblicato on line dal colobrarese Pietro Giovanni Lucarelli (23 giugno 1939 – 20 dicembre 2013), poeta e animatore del bimestrale La Fenice. “Il manoscritto era in possesso anche di Don Antonio Conte, a lungo arciprete Cattedrale di Tursi, pervenutogli a suo tempo da mons. Centola, anche lui arciprete di Tursi” (M. Crispino).

[3] Germano: etimologia, dal latino germānu(m), derivazione di rmen ‘germe, seme’. Si distingue la figura familiare dei fratelli, suddividendola in: consanguinei, nati da uno stesso padre e madre diversa; uterini, nati da una stessa madre e padre diverso; germani, che hanno in comune entrambi i genitori.

Chiostro dell’Oratorio
Veduta dal tetto della struttura

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