GIULIO CESARE VIRGALLITO INTERVISTA IL SINDACO SALVATORE COSMA

Politica

Salvatore Cosma (dal profilo FB)

Salvatore Cosma è l’emblema degli ultimi anni della vita politica tursitana: nella sua carriera ha ricoperto tutti i ruoli possibili da consigliere ad assessore, da vice-sindaco a sindaco della città che senza timore definisce “la più bella del mondo”. È alla fine del suo secondo mandato, dieci anni (più uno legato allo slittamento per il covid) da primo cittadino. Ha decisamente segnato la vita della città di Tursi e si racconta in questa lunga intervista tra aneddoti e riflessioni su passato, presente e futuro prossimo.

“Partiamo! Salvatore Cosma, venticinque anni di politica, assessore allo sport, vice sindaco, ora dieci anni da sindaco. Sente la stanchezza?”

“Non sento molto la stanchezza, perché ho sempre lavorato con amore e passione verso la mia città. Posso affermare, però, che ho notato un cambiamento nel modo di amministrare durante questi anni. La mia esperienza politica è lunga, venticinque anni non sono pochi ricoprendo tutti i ruoli, tra cui quello più complicato: fare il Sindaco. Mi sono ritrovato in una situazione economico-finanziaria molto particolare tra dissesto, pre-dissesto, l’esperienza del Covid. Diverse situazioni che mi hanno messo alla prova, ma conosco il potenziale del nostro paese e mi sono sempre detto: Tursi ce la può fare. Oggi, ritengo che si debba dare un cambio di passo con una nuova generazione, fatta di giovani che hanno una formazione diversa dalla mia. Io arrivo dalla vecchia scuola, mentre ora si deve stare al passo con i tempi viste le sfide su digitalizzazione, energia e tante materie su cui bisogna studiare molto. I giovani, invece, sono preparati anche dagli studi universitari e sono un passo avanti nel confrontarsi su questi temi. È, comunque, ovvio che continuerò a fare politica e lavorare per la mia città nel ruolo che verrà fuori in questi mesi.”

“Quindi possiamo dire che non ci sarà il terzo mandato, ma sicuramente Salvatore Cosma non esce dalla vita politica tursitana?”

“Dopo undici anni esco da Sindaco, quindi credo che al 99,9% non mi ricandiderò ma sarò attivo anche grazie al ruolo, che attraverso il consenso raccolto a Tursi, sono riuscito ad ottenere: essere il portavoce del Presidente del Consiglio Regionale Pittella. Una posizione che mi permette di essere a stretto contatto con il Consiglio e la Giunta regionale, permettendomi di portare temi, soluzioni, finanziamenti e progetti per la città. Aggiungo, inoltre, la prospettiva di poter anche rientrare nel Consiglio essendo il primo dei non eletti e se dovesse succedere il prossimo sindaco potrà avere un punto di riferimento importante. Non lascio la politica proprio per il consenso conquistato in questi anni, ho grande fiducia nei cittadini ed è giusto che il mio percorso continui anche con un passaggio di testimone. Il mio contributo, senza un ruolo specifico, sarà quello di un padre nobile che conclude la carriera amministrativa comunale e si lancia verso una prospettiva regionale.”

“Facendo un bilancio di questi dieci anni da sindaco, come è cambiata la città di Tursi? Come l’ha trovata? Come la lascia? Cosa è cambiato? Anche il modo di far politica, come ha già detto.”

“Diciamo che è cambiata la mentalità dei giovani, molti si sono messi in gioco creando strutture ricettive e attività commerciali. C’è stato anche un leggero rientro da parte di persone che da anni vivevano fuori e sono ritornati qui a Tursi. È vera, anche, la sofferenza legata allo spopolamento, il quale è un tema importantissimo. Da noi avviene perché il numero delle nascite è inferiore rispetto alle persone che ci lasciano. Per tutto il resto io vedo una città attiva, non rileviamo chiusure di attività commerciali, ma alcune hanno anche aperto. Abbiamo una zona PIP, finalmente con varie aziende come Seral, Smeda, Albergo Costruzioni, Termoidraulica Popia, Ortofrutticola Digno, Rabite, Beer Center Zumpano e le due officine meccaniche di Berardi e Gentile. Tutto ciò significa che il paese è vivo, a prescindere dall’impegno profuso dalla politica. Noi dobbiamo, prima di tutto, creare le condizioni affinché si possa investire nel territorio, altrimenti tanti scappano via. Se alcuni hanno deciso di rimanere e investire qui significa che Tursi rappresenta un nucleo economico significativo. Passando, soprattutto, al nostro settore trainante che è l’agricoltura con aziende rinomate in tutta Italia e nel mondo come De Ruggieri, Cuccarese, Nigro, Cristiano. È bello il passaggio da una vecchia generazione a quella nuova dei figli, che dopo gli studi si sono dedicati all’azienda di famiglia. Ad esempio, sappiamo che il nostro prodotto principale è l’arancia, la quale è molto ricercata sul mercato. Ciò che manca a Tursi, ancora, è la trasformazione del prodotto: una prospettiva importante sarebbe quella di creare succhi di frutta e altri derivati dai nostri prodotti di ottima qualità. Un altro settore che non può essere dimenticato è quello del turismo, poiché noi possiamo offrire anni di storia da scoprire unito al turismo religioso. Tursi è sede di Diocesi ed ha delle bellissime chiese da visitare, andando dalla Cattedrale fino alla Basilica Minore di Anglona. Voglio sottolineare il supporto sia umano che spirituale ricevuto dal Vescovo Orofino e dalla Chiesa in questi dieci anni. Siamo pronti insieme ad inaugurare il nuovo Museo Diocesano, ma Tursi può dare molto anche in ambito letterario con Albino Pierro e la Casa Museo, senza dimenticarci della nostra Rabatana. Abbiamo anche la possibilità di far arrivare le scuole nel nostro territorio, attraverso i progetti messi in campo dalle masserie didattiche come quella di Viviano o la fattoria a Panevino. A Tursi sono presenti strutture eccellenti a livello enogastronomico, tra cui l’Hotel Villa Cirigliano e il Palazzo dei Poeti, ma anche Tre Colonne, Limoncello e tutte le nostre pizzerie. Abbiamo un paese vivo, che cercherò di rappresentare qualora me ne venga data l’occasione in Regione, dove lavorano tanti giovani del nostro paese regalandoci grosse soddisfazioni. Tursi, quindi, riesce a sfornare talenti ai quali io auguro tutte le maggiori fortune.”

“Ha parlato di digitalizzazione e nel passato recente, 2021-2022, periodo Covid, lei è stato uno dei primi sindaci social. È stato un periodo molto difficile, quindi le chiedo come è riuscito ad affrontarlo? Cosa le ha dato la forza di andare avanti, di proseguire il suo percorso, anche in un periodo non facilissimo per tutti?”

“Assolutamente si, è stato un periodo difficile per tutti. Io non ero uno appassionato dai social, usavo Facebook per leggere soprattutto le notizie e nel periodo del Covid in cui dovevo informare i cittadini su quanto stava accadendo, quello dei social è stato uno strumento fondamentale. Ho iniziato grazie al consiglio di alcuni amici e del mio all’epoca portavoce, Salvatore Cesareo, il quale mi creò una pagina per poter parlare con i cittadini. La mia convinzione era quella di rivolgermi solo ai miei compaesani e di informarli su tutto quello che riguardava la pandemia. Invece, con il tempo mi sono reso conto di essermi immerso in qualcosa di molto più grande: ho ricevuto messaggi dal Canada, dalla Germania e da tantissimi lucani in giro per il mondo. Poi sono diventato virale perché mi ero messo contro il sistema che non funzionava, da quello sanitario a quello politico, avendo gente che all’inizio ci lasciava senza sapere molto sul virus. I primi sei mesi sono stati molto violenti e abbiamo cercato nel nostro piccolo di fare di tutto per controllare l’incolumità di tutti i tursitani. Il covid ha avuto modo di attaccare, purtroppo, le persone che erano già fragili, ma noi ci siamo difesi molto bene e con i miei modi di fare sono arrivato alla ribalta di giornali e televisioni. I social, dunque, hanno rappresentato uno sfogo per una persona come me abituata a stare in mezzo alla gente e mi hanno dato la possibilità di lanciare anche tanti giovani di grande qualità, di far conoscere la città, ma soprattutto di valorizzare le persone.”

“Tornando alla politica e ai partiti, ora lei è in Azione, è il portavoce del presidente Pittella. Faccio però un passo indietro: lei è stato uno dei primi ad aderire a Fratelli d’Italia in Basilicata, ospitando Giorgia Meloni. Le chiedo se col senno di poi si aspettava che potesse diventare il primo partito di governo?”

“Sinceramente non me lo aspettavo quando aderii a Fratelli d’Italia. Conoscevo le qualità della Presidente Meloni, perché è una giovane come me che arriva dalle case popolari e si è fatta le ossa in politica. Quella adesione avvenne perché in lei mi rivedevo più come formazione che come ideologia. Mi piace stare tra la gente, poi scelgo il partito, se mi trovo bene ci sto altrimenti mi faccio da parte. Non ricerco nessun vantaggio, voglio essere sempre una persona del popolo che cerca di portare risultati alla sua città. Sono stato anche nel PD e ora in Azione, all’epoca dell’adesione in FDI il mio punto di riferimento era Nuccio Labriola, il quale mi ha dato la possibilità di diventare sindaco. Prima di lui era stato Salvatore Caputo con cui ho condiviso la mia prima esperienza politica. Anche quando ero ragazzino mi ispiravo a Salvatore Verde e alla sua preparazione culturale e politica, visto che rappresentava Tursi come assessore provinciale. Ho sempre cercato di scegliere il meglio. Quindi, da Salvatore Verde a Salvatore Caputo, da Nuccio Labriola a oggi con Marcello Pittella seguendo sempre l’insegnamento di mia madre: “vai sempre con quelli più bravi di te, perché possono metterti nelle condizioni di maturare e di essere un brav’uomo”. Devo ringraziare queste persone e devo ringraziare anche la comunità anziana. Ho lavorato molto con i giovani, essendo istruttore di calcio e di nuoto, e ho con loro un rapporto diretto. Con gli anziani, invece, ero più distaccato e la politica mi ha permesso di avvicinarmi a quel mondo fantastico, poiché è formato da gente fuori dagli schemi e dall’invidia, è gente che cerca di darti solo consigli e tutto ciò mi ha permesso di diventare il Sindaco della città più bella del mondo. Grazie ai loro consigli e a quelli dei miei maestri sono riuscito ad essere il Sindaco di tutti, mettendo ogni persona nelle condizioni giuste per poter investire e per poter vivere meglio nella nostra città.”

“Proprio sui suoi maestri politici volevo chiederle cosa è riuscito a carpire? Cosa le hanno lasciato, quale caratteristica ha preso da loro?”

“Si, politicamente parlando i miei maestri sono stati quattro. Andando in ordine con il primo, Salvatore Verde, di lui mi colpì la sua grande cultura sia politica che letteraria e storica con il suo modo di parlare della nostra città e, infatti, è il nostro storico locale. Mi colpiva il suo modo di studiare e la sua voglia di conoscenza, lo vedevo come un maestro vero e proprio al di là della sua professione lavorativa. Poi a 23 anni sono stato catapultato nell’esperienza politica con Salvatore Caputo, di cui mi è sempre piaciuto il carattere, la forza che metteva nelle cose, la voglia di fare. Da lui, diciamo, che ho preso molto il temperamento e in tanti notano questa similitudine. Nuccio Labriola, invece, mi ha trasmesso la pacatezza, la preparazione, il garbo e i tanti consigli. Lui è stato come un padre, perché ogni volta che mi vedeva in difficoltà mi chiamava nello studio e mi ha sempre dato consigli da fratello maggiore, o addirittura da padre. Poi, grazie all’aiuto di tanti amici che mi hanno consigliato di andare oltre Tursi, ho stretto un grande rapporto con Marcello Pittella. Io nel 2013 mi candidai addirittura contro, lui era il candidato Presidente della Regione per il PD e quando poi nel 2016 il nostro comune era in difficoltà economica, io mi presentai da lui per chiedergli un aiuto. Attraverso Guido Viceconte, altra persona che mi è stata vicino nel percorso politico, riuscirono a portare l’istanza del comune di Tursi davanti all’allora Ministro Alfano.  Il Presidente Pittella parlò con il Ministro e riuscì ad ottenere un finanziamento di seicentomila euro per il nostro paese che ci permisero di dichiarare il pre-dissesto, nonostante fossimo avversari politici. Tursi attraversava una situazione economica molto difficile: avevamo più dipendenti rispetto al flusso di soldi che arrivavano dallo Stato. Il nostro comune non ha avuto debiti dovuti alle cattive gestioni o cattive amministrazioni, ma perché ci siamo ritrovati con 42 dipendenti al posto dei 26/27 che ci spettavano. Non arrivavano abbastanza trasferimenti da parte dello Stato, perché servivano 1 milione e due, 1 milione e tre per pagare gli stipendi altrimenti dovevo mandare a casa qualcuno. Io preferii dichiarare il dissesto dopo diversi confronti con dipendenti comunali e con amici che ho citato prima. Quindi, nel 2020 prima di ricandidarmi a sindaco ho deciso di intraprendere questa strada, perché la gente doveva sapere cosa stava affrontando il comune. Ho chiesto di nuovo la fiducia del popolo, spiegando le condizioni e le difficoltà che dovevamo affrontare; tutto questo, questa chiarezza nei confronti della gente mi ha portato al mio secondo mandato da primo cittadino. In questi cinque anni, che alla fine sono sei perché abbiamo avuto la proroga dovuta al covid, siamo riusciti a lavorare molto bene con gli uffici e con tutti gli amministratori riuscendo a risalire la china: è già iniziata, infatti, la fase del pagamento dei debiti con la commissaria che è stata nominata dal Ministero dell’Interno. La cosa più importante, però, è essere riusciti a portare il bilancio della città di Tursi da meno 200 000 euro a più 40 000 euro, portando una certa stabilità tant’è che tra poco inizieremo a fare anche dei concorsi per assumere nuove persone e nuovi giovani nella macchina amministrativa.”

“L’ultima domanda: svestiamo la veste politica, mettiamo quella da padre. Ha due bellissimi figli, Antonio e Andrea, sono loro la vera forza per continuare ancora sia la vita politica, ma anche in tutto quello che fa?”

“Beh, questa domanda mi mette in difficoltà perché mi fa commuovere ed emozionare. Tutto ciò che faccio e ho fatto è in funzione dei giovani, tante volte guardo i miei figli e mi chiedo cosa posso fare per loro e i tanti ragazzi del nostro paese sia in questo ruolo sia per i futuri ruoli che potrei rivestire. Per me i giovani, soprattutto i miei figli sono la forza, quando sono diventato padre sono stato l’uomo più felice del mondo. Vederli crescere è la cosa più bella, Andrea ha quindici anni e ancora un po’ resterà qui, mentre Antonio è maggiorenne e si avvicina alla vita da adulto, farà una scelta universitaria, probabilmente starà fuori e le preoccupazioni aumenteranno. Loro mi sono da stimolo, ogni giorno cerco di trasmettergli l’amore per la gente e per tutte le cose che faranno nella loro vita. Diciamo che essere padre e sindaco è una delle cose più belle che una persona può vivere, amministrando la città così come cresci i tuoi figli è una grande emozione. Io sono sempre andato avanti in questo modo, con amore e passione che mi contraddistinguono e nessuno anche in altri paesi della Basilicata parlerà male di Salvatore Cosma. Conosco la mia terra, la Basilicata, cercando di viverla sempre di più anche attraverso le tradizioni e le culture che ci contraddistinguono. Tursi è un paese ancora fertile, dove se riuscissimo ad unire tutte le forze con i giovani, creando un’unica lista senza invidie, cattiverie, dissapori, mettendo da parte le ideologie potremmo avere un’ulteriore spinta verso l’alto. Ad esempio, tra poco ci sarà il referendum e si possono avere opinioni diverse, così come per le situazioni a Gaza o in Ucraina. Io penso che non ci debbano essere guerre, lotte e tanto altro che portano solo tanto male. Noi insieme alle nuove generazioni, invece, dobbiamo dare un’impronta diversa. Voglio lasciare il comune di Tursi in salute e punterò fortemente su una donna. Anche questa sarà una novità, dato che l’unica donna Sindaco è stata Carmela Lauria nel 1977. Quest’estate parlando con lei di questa possibilità ho visto nei suoi occhi tanta emozione. Quindi, perché non puntare di nuovo su una donna, anche perché le donne hanno sempre un passo in più rispetto a noi. Grazie mille.”

Giulio Cesare Virgallito

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