
Il 5 giugno 2026, undicesima edizione de La Notte degli Archivi che coinvolgerà gli archivi di tutta Italia. La Notte degli Archivi, patrocinata dall’ANAI – Associazione Nazionale Archivistica Italiana, rientra nel programma del Festival Archivissima. L’edizione 2026 sarà dedicata al tema quello che non c’è.
L’Archivio di Stato di Matera partecipa all’iniziativa con la mostra 9278 Matera, la cui inaugurazione sarà dalle 18.30 alle 21.30 del 5 giugno 2026. La mostra sarà fruibile fino al 15 giugno negli orari di apertura dell’Istituto, presso la sede dell’Archivio di Stato di Matera.
9278 Matera è il nome di un asteroide della fascia principale, dedicato alla città lucana: un’identità che esiste anche lontano, nello spazio, invisibile allo sguardo quotidiano. 9278 Matera si trasforma in una segnatura archivistica, un codice che identifica ma non spiega, rimandando a una realtà che esiste oltre lo sguardo immediato.
A partire da questa suggestione, il progetto propone una riflessione su Matera come città plurale, fatta non solo di ciò che appare, ma anche di ciò che manca, che è nascosto, sospeso o lontano. Nasce così un percorso articolato su tre livelli, che attraversa diverse forme di assenza, intrecciando spazio, tempo e memoria.
La città invisibile emerge attraverso testimonianze dirette e indirette: spazi sotterranei, luoghi scomparsi e frammenti di vita restituiscono la memoria di una Matera nascosta o trasformata dal tempo, che riaffiora come identità e radice del presente quotidiano.
Un contributo significativo a questa sezione della mostra è offerto dai materiali audiovisivi realizzati da Editore Antros, che attraverso i racconti e le memorie dei protagonisti contribuiscono a restituire il volto meno visibile della città.
I testamenti segreti ancora sigillati rappresentano un’assenza di conoscenza: documenti custoditi negli archivi che, pur esistendo, non sono accessibili e continuano a trattenere storie, volontà e identità non rivelate.
Il tema dell’emigrazione richiama un’assenza umana e sociale: persone, famiglie e comunità che hanno lasciato il territorio, rendendo visibile, attraverso le carte d’archivio, il segno profondo delle partenze e delle distanze.
Il progetto si configura così come un’esplorazione delle molteplici forme dell’invisibile, come un invito a interrogarsi su quanto della realtà resti fuori campo e su come gli archivi, attraverso la conservazione e la mediazione, possano rendere percepibile anche ciò che apparentemente “non c’è”.
L’iniziativa fa parte del calendario di Archivissima, il Festival degli Archivi.
