
Imperdibile mostra dedicata al grande artista e poeta statunitense di origini lucane John Giorno (New York, 1936-New York, 2019), al MAMBo, nella Sala delle Ciminiere. “John Giorno: The Performative Word” è il titolo della vasta e inedita retrospettiva italiana, fruibile fino al 3 maggio 2026, che ci restituisce la ricerca e la complessità di uno dei maggiori protagonisti della cultura contemporanea, figura centrale e trasversale e tra i più radicali del secondo Novecento, ripercorrendone gli oltre sessant’anni tra poesia, performance, attivismo e arti visive. John Giorno è stato, infatti, poeta, performer, artista e attivista e ha saputo trasformare la parola in esperienza, gesto, dispositivo relazionale, azione politica e forma visiva.
Figura cardine dell’avanguardia newyorkese, ha infranto i confini disciplinari facendo della poesia un corpo vivo, capace di abitare spazi inaspettati e di dialogare con il pubblico in forme radicalmente nuove. La sua presenza scenica, magnetica e diretta, ha contribuito a ridefinire il rapporto tra parola come performance e azione, voce e spazio, reinventando la poesia come pratica artistica espansa. Giorno fu vicino a Andy Warhol, Robert Rauschenberg, William S. Burroughs, John Cage e Patti Smith. Nel 1965 fondò la Giorno Poetry Systems, piattaforma no-profit che rivoluzionò la diffusione della poesia, intrecciandola con le arti visive, la musica, l’attivismo e le pratiche collettive. Un’eredità che continua a risuonare nel presente, interrogando il rapporto tra linguaggio, arte e vita. La sua opera ha infranto i confini disciplinari, spingendo la poesia oltre la pagina scritta e portandola nello spazio pubblico, nella performance, nelle reti di comunicazione, fino a farne uno strumento di intervento politico e comunitario.
Cuore concettuale dell’esposizione è Dial-A-Poem, il progetto che tra la fine degli anni Sessanta e i primi Settanta trasformò il telefono in uno strumento di diffusione poetica su larga scala. Presentata nel 1970 alla mostra Information al MoMA, l’opera consentiva al pubblico di ascoltare, componendo un numero telefonico, le voci di poeti, artisti e musicisti intenti a leggere i propri testi. Un lavoro pionieristico di arte partecipativa. Accanto alle opere, una sezione dedicata ai materiali d’archivio ricostruisce il contesto storico e relazionale della pratica di Giorno, mettendo in luce il suo ruolo di catalizzatore culturale e la dimensione militante del suo lavoro. Centrale, in questo senso, è il suo impegno all’interno della comunità Lgbtq+ e durante l’emergenza dell’Aids negli anni Ottanta, quando fondò l’Aids Treatment Project, intrecciando in modo indissolubile arte, vita e attivismo. A questa dimensione politica si affianca quella spirituale: l’adesione al buddhismo tibetano introduce nella sua opera una componente meditativa che convive con l’energia ritmica, la fisicità della voce e la tensione performativa. La poesia diventa così respiro, vibrazione, presenza.
Il leggendario John Giorno fu il primo a sperimentare le letture ad alta voce nei luoghi più inconsueti e il ‘Dial-A-Poem’ che proponeva poesie al telefono. Figlio della Beat Generation, era considerato il mostro sacro della Performance Poetry portando lo Spoken Word (la parola parlata) ad alta forma d’arte, l’autore che con i suoi scritti, le sue incisioni e i suoi spettacoli dal vivo ha cambiato il modo in cui il mondo vede la poesia. Giorno era figlio di emigrati italiani della provincia di Matera, di Aliano e Tursi, dove nel 2013 il sindaco Giuseppe Labriola gli conferì la cittadinanza onoraria. (www.tursitani.it/le-radici-lucane-dello-statunitense-john-giorno-new-york-1936-2019-artista-e-poeta-leggendario-dalla-beat-generation-alla-pop-art/). La mostra bolognese, aperta lo scorso 5 febbraio, restituisce questa dimensione reticolare attraverso nuclei tematici che evidenziano la natura multiforme della sua ricerca: dalle poesie visive ai collage linguistici, dalle installazioni sonore agli ambienti performativi, fino alle opere testuali su supporti pittorici, caratterizzate da colori saturi e da un font diventato iconico.
L’esposizione rappresenta un momento centrale del calendario culturale cittadino, riaffermando il ruolo del museo d’arte moderna di Bologna come luogo di ricerca e riflessione sulle pratiche artistiche contemporanee e sulla loro genealogia storica. Il progetto espositivo è promosso dal Settore Musei Civici del Comune di Bologna, a cura di Lorenzo Balbi, direttore anche del programma istituzionale di Art City Bologna 2026, che include mostre ed eventi promossi con il sostegno di BolognaFiere.
Salvatore Verde

Catalogo ufficiale del MAMbo
